Il Parlamento, inteso come agorà suprema della democrazia, è a pezzi. Ostaggio di una maggioranza che ritiene di poter fare tutto da sola e di un’opposizione che non riesce a incidere e anzi vi ha rinunciato e dunque si ritira sull’Aventino.
La dialettica parlamentare, le trattative, i voti bipartisan non abitano più qui. Lasciamo stare la Prima Repubblica, nata e cresciuta nella religione dell’accordo, ma nemmeno negli anni politicamente rigidi dominati da Silvio Berlusconi il Parlamento era così umiliato.
Il clamoroso auto-affondamento della commissione di Vigilanza sulla Rai dopo le dimissioni di tutti i commissari dell’opposizione è lo specchio di questo naufragio della dialettica parlamentare. Sulla vicenda era intervenuto con allarme pochi giorni fa Sergio Mattarella per il quale – scandì – «è inaccettabile» che la commissione non riesca nemmeno a riunirsi. Paralizzata sul nome del presidente della Rai che il centrodestra da due anni reclama per Simona Agnes, che non ha i due terzi previsti dalla legge, cioè il consenso dell’opposizione.
Alla prova di un quorum alto, questo Parlamento si blocca. Adesso bisognerà rinominare la commissione, ma è chiaro che in questo clima il problema politico non si vede come possa risolversi. Il muro contro muro, che vedremo al massimo del suo splendore nell’annunciata battaglia sul Melonellum, è certamente la conseguenza del fatto che siamo entrati pienamente in campagna elettorale, periodo nel quale gli accordi sono praticamente “vietati” dai dirigenti dei due cosiddetti poli.













