La prevenzione farmacologica fa davvero la differenza nel definire il profilo di rischio cardiovascolare. Almeno nei Paesi ad alto reddito, dove è possibile puntare su trattamenti con statine e altri farmaci ipocolesterolemizzanti ed antipertensivi, gli over-40 con obesità mostrano valori pressori e di colesterolo prossimi o addirittura migliori rispetto a quelli di chi ha un Indice di Massa Corporea (Bmi) normale. Il motivo? Proprio l’incremento dell’impiego dei medicinali in questa categoria ad elevato rischio cardiovascolare dopo i 40 anni.

Rischi ridotti negli anziani, non nei più giovani

Lo stesso trend positivo, infatti, non si osserva nei più giovani e comunque negli under-40, probabilmente perché i giovani adulti raramente assumono farmaci per il colesterolo o la pressione sanguigna, indipendentemente dal loro Bmi. Risultato di questa tendenza: i rischi cardiovascolari associati all'obesità in alcuni paesi si sono ridotti negli anziani, pur se rimangono sempre i pericoli legati a quadri come la sindrome CKM o cardio-nefro-metabolica, con presenza di diabete, patologie di rene e fegato e tumori. A disegnare queste tendenze è una ricerca pubblicata su The Lancet, coordinata da Majid Ezzati, della Scuola di Sanità Pubblica dell'Imperial College di Londra.