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Alla vigilia del vertice Nato di Ankara emerge lo scontro sull’attivazione dei prestiti: Crosetto apre al rinvio, mentre il governo si spacca sulle modalità di utilizzo dei fondi

A cinque giorni dal vertice Nato di Ankara, la strettoia del governo sulle spese per la difesa si manifesta nel primo pomeriggio. Fonti di governo, scrive l'Ansa, rivelano che la richiesta di fondi europei "Safe", prestiti a tasso molto agevolato per gli investimenti militari in Europa, è legata all'attivazione della clausola di salvaguardia, che consente di sforare il patto di stabilità e, soprattutto, che spetta al Parlamento: iniziativa e voto.

Un giro di parole, un gioco di condizioni, "fumo", come sintetizzano nel PD, per dire che il governo prova a sfilarsi dall'impopolarità degli investimenti in difesa spostando sulle Camere la patata bollente. E soprattutto che rinvia, quanto possibile, il più possibile, ovvero al 2027.

Non ora: il prossimo anno