Merito dell'ambasciatore al Cairo, Agostino Palese

Antonio Picasso

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Nessy Guerra e sua figlia Aisha sono a casa. Questa è la buona notizia che ha fatto tirare un sospiro di sollievo all’avvocata Agata Armanetti, legale della cittadina italiana, e ha strappato un applauso unanime alla Camera al momento dell’annuncio, fatto dal vicepresidente, Giorgio Mulè. D’altra parte, si è temuto il peggio. Proprio Armanetti ha avuto il sospetto di un tranello. Nella notte, infatti, Guerra e sua figlia erano state prelevate da un’abitazione segreta dove vivevano nascoste dal marito di lei, Tamer Hamouda, per essere portate in una stazione della polizia egiziana, su ordine della procura per permettere al padre di vedere sua figlia. Il timore di Armanetti era che, una volta incontrata la bambina, Hamouda pretendesse di non riconsegnarla alla madre. Non è andata così.

Stando alle ultime, il caso è risolto. La diplomazia italiana resterà vigile per scongiurare ulteriori provvedimenti restrittivi e definire in modo stabile lo status e i diritti di affidamento della minore nel pieno rispetto della legalità e della sicurezza personale delle parti coinvolte. «La nostra ambasciata inoltre ha consegnato alle autorità egiziane una richiesta di grazia presidenziale», diceva ieri il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al question time alla Camera. «La connazionale ha recentemente deciso di conferire mandato a due nuovi legali, rispettivamente per il giudizio in Cassazione, e per un procedimento volto alla revoca del divieto di espatrio della figlia». L’obiettivo finale è che Nessy Guerra e sua figlia tornino in Italia.