Mentre in Europa chiudono impianti e si rinviano investimenti, a Pescia, in Toscana, da un mese è entrato in funzione un nuovo forno per la produzione di contenitori in vetro. L’investimento, realizzato da Verallia Italia, vale circa 110 milioni di euro e rappresenta uno dei più importanti interventi industriali recenti del settore. Un segnale controcorrente in una fase in cui, secondo Assovetro, negli ultimi venti mesi hanno cessato l’attività sette impianti di vetro piano e ventidue forni di vetro cavo in Europa.

“L’investimento di Pescia dimostra che l’Italia continua a essere un Paese attrattivo per la manifattura”, spiega Marco Ravasi, presidente di Assovetro e ad di Verallia Italia, società del gruppo francese Verallia, terzo produttore mondiale di imballaggi in vetro per alimenti e bevande. “Il nuovo forno aumenta la capacità produttiva e introduce tecnologie più efficienti dal punto di vista energetico e ambientale”.

Oggi, secondo Ravasi, il rischio principale per l’industria europea del vetro è strutturale. “Un forno dura 10-15 anni e richiede investimenti enormi. Quando un impianto chiude, non è affatto detto che venga ricostruito. Se perdiamo determinate produzioni in Europa, recuperarle diventa estremamente difficile”. In questo contesto assume un peso specifico il fatto che l’Italia sia diventata il primo produttore europeo di vetro per capacità produttiva e occupazione. “Per essere competitivi, contano la qualità della manifattura, le competenze delle persone, l’efficienza delle imprese e una filiera del riciclo che funziona bene. Sono elementi che continuano ad attrarre investimenti internazionali”. Il nodo più delicato resta però l’energia. “Per un settore come il nostro il problema non è soltanto il prezzo, ma la prevedibilità dei costi. I nostri impianti lavorano 24 ore su 24 e gli investimenti vengono programmati su orizzonti molto lunghi”. Oggi circa l’80% dell’energia utilizzata dal settore proviene ancora dal gas naturale e il restante 20% dall’elettricità. “È una struttura che riflette le tecnologie al momento disponibili e che spiega perché la sicurezza degli approvvigionamenti resti un tema strategico”.