Lawrence Bishnoi è in un carcere di massima sicurezza da più di dieci anni. Da lì avrebbe orchestrato gli omicidi più efferati della sua carriera. Nazionalista e devoto indù, è un’icona nell’India di Modi

Il confine che separa l’India dal Pakistan è costellato da una lunga schiera di 50mila pali imponenti su cui sono montati 150mila fari che di notte creano un bagliore visibile addirittura dallo spazio. Attraversando le città sul lato indiano del confine è difficile dire, anche alla luce del giorno, dove finisca una e cominci l’altra. Lungo i morbidi pendii dei campi di grano si snodano strade sterrate senza nome, dove alcuni uomini trascorrono i loro pomeriggi seduti su panche di corda intrecciata, scrutando i passanti.

Dutarawali, proprio accanto all’autostrada, è leggermente diversa: qui le case sono grandi e hanno ampi cortili. Una delle abitazioni – su tre piani, dipinta di bianco con dettagli rossi – ha un muro di cinta alto due metri sormontato da filo spinato e quattro telecamere di sorveglianza che si affacciano sulla strada. Il simbolo dell’Om è inciso sulla porta in ferro marrone, senza targhetta con il nome. È la casa di Lawrence Bishnoi, che oggi, a 33 anni, è il gangster più famigerato dell’India.