Giustizia
Ultimo aggiornamento: 12:49
Paolo Campolo, che nella notte dell'incendio del Constellation salvò la figlia e altri quindici ragazzi, si vede negare per la seconda volta lo status di parte civile. Un nuovo caso che riaccende gli interrogativi sulla gestione svizzera della tragedia, già segnata da polemiche sui ritardi nelle indagini, la collaborazione con l'Italia e le contestate fatture inviate alle vittime.
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A sei mesi dalla tragedia del Constellation di Crans-Montana, costata la vita a 41 giovani – tra cui sei ragazzi italiani – e con oltre cento feriti, emerge un nuovo elemento destinato ad alimentare le polemiche sulla gestione svizzera del caso. Dopo le contestazioni per le fatture ospedaliere recapitate alle vittime, iritardi nelle indagini e le difficoltà denunciate dalle autorità italiane sul fronte della collaborazione giudiziaria, ora a far discutere è la vicenda di Paolo Campolo, l’uomo che quella notte rischiò la vita per salvare decine di ragazzi e che oggi si vede negare il riconoscimento di vittima nel procedimento penale. “Per essere considerato una vittima avrei dovuto sentire le fiamme sul corpo, avrei dovuto avere più ustioni secondo la giustizia vallese. Non basta l’intossicazione, non basta il trauma che mi porto addosso dalla notte di Capodanno” racconta Campolo al Messaggero.






