di

Isidoro Trovato

Buy & Build professionale: perché alcuni progetti creeranno valore e altri no. I consigli di MpO

Per anni il mondo degli studi professionali italiani è rimasto quasi impermeabile alle logiche della finanza strutturata. Aggregarsi significava quasi sempre affrontare un passaggio generazionale, condividere costi o cercare maggiore efficienza in un mercato sempre più complesso. Oggi il quadro è completamente cambiato. Commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro e società di advisory fiscale e amministrativa sono diventati uno dei nuovi terreni di interesse per fondi di private equity, family office e investitori specializzati in strategie di buy & build. Ma ridurre quello che sta accadendo a una semplice «corsa dei fondi» sarebbe un errore. Perché il vero tema non è il capitale disponibile. Il vero tema è capire quali progetti abbiano davvero le caratteristiche per trasformarsi in piattaforme solide e durature. Ed è qui che si sta giocando la partita più importante del consolidamento professionale italiano.

I prezzi quadruplicati in 10 anniDal 2015 alcuni professionisti pionieri avevano già iniziato a cercare modelli organizzativi più evoluti, costruendo le prime aggregazioni con mezzi propri o ricorrendo al sistema bancario. La svolta di mercato è arrivata con la neutralità fiscale nelle operazioni di riorganizzazione degli studi: eliminato il principale ostacolo storico, il settore si è aperto ai capitali strutturati e la scala è cambiata rapidamente. Sono entrati investitori internazionali, i multipli di valorizzazione sono cresciuti e il modello è passato dalle semplici fusioni alla costruzione di piattaforme industriali. MpO — advisor specializzato in operazioni di buy & build nel mondo professionale — segnala un trend indicativo di questa crescita: primo progetto aveva 10 milioni di enterprise value, il secondo 20, il terzo 40. L'operazione oggi in lavorazione è ancora superiore. Stessa dinamica sulle dimensioni degli studi: dai fatturati tra 300 e 500 mila euro di pochi anni fa alle realtà sopra il milione che entrano in gioco oggi. «Quello a cui stiamo assistendo - osserva Corrado Mandirola, ceo e founder di MpO - non è semplicemente un afflusso di capitali verso un settore prima trascurato. È una trasformazione strutturale del modello di esercizio della professione. L’Italia arriva con qualche anno di ritardo rispetto ai mercati anglosassoni, ma proprio per questo ha l’opportunità di evitare gli errori già commessi altrove e di costruire piattaforme più solide fin dall’inizio».