I conti pubblici italiani sono sulla buona strada per scendere a fine anno sotto il fatidico 3% (sempre che non si rivedano le statistiche del passato e si scopra che ci eravamo già riusciti nel 2025). Infatti, secondo i dati Istat diffusi ieri, nei dodici mesi terminanti a marzo 2026 l'indebitamento cumulato dell'Italia è stato di 67,6 miliardi di euro a fronte di un PIL cumulato a valori correnti nello stesso periodo di 2.273 miliardi. Risultato: il rapporto deficit/PIL "scorrevole" annuale è sceso per la prima volta dopo il Covid sotto il 3%, precisamente al 2,97% (rispetto al 3,07% di fine 2025). Bisogna ora proseguire su questa rotta, che comunque solo l'Italia tra le grandi economie sembra in grado di mantenere, visto che la stessa Commissione Europea prevede per il 2026 i seguenti disavanzi pubblici negli altri principali Paesi: Stati Uniti -8%, Francia -5,1%, Regno Unito -4,9%, Germania -3,7%.

Un'altra buona notizia venuta dall'Istat è che nel primo trimestre 2026, secondo i dati destagionalizzati, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici italiane "è aumentato dell'1,6% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell'1,4%". Inoltre, "a fronte di un aumento del deflatore implicito dei consumi pari allo 0,8%, il potere d'acquisto (detto altrimenti reddito disponibile in termini reali, n.d.r.) è aumentato anch'esso dello 0,8%". Dunque, nonostante il calo demografico che ci affligge, l'Italia sta riuscendo nel miracolo di far aumentare i consumi pur perdendo abitanti (cioè consumatori) anno dopo anno. Ciò grazie all'aumento del numero degli occupati e al positivo ciclo degli investimenti del PNRR e del reddito reale.Per capire meglio ciò di cui stiamo parlando preferiamo utilizzare il dato del potere d'acquisto in forma grezza e valutarlo in base all'evoluzione degli ultimi quattro trimestri cumulati. Così facendo, scopriamo che nell'anno "scorrevole" terminante a marzo 2026, il potere d'acquisto delle famiglie italiane è salito a 1.192 miliardi di euro. È un nuovo massimo dopo la caduta abissale patita dal quarto trimestre 2007 al secondo trimestre 2013, in cui andarono distrutti su base annua oltre 150 miliardi in termini reali di capacità di spesa degli italiani. Poi, dal 2014 in poi, soprattutto con i governi Renzi, Gentiloni, Draghi e Meloni, il potere d'acquisto è stato via via ricostituito, pur non riuscendo ancora a recuperare tutto quanto fu perso negli anni precedenti a causa della concorrenza asimmetrica cinese, della crisi internazionale dei mutui subprime americani, del debito greco e della successiva austerità: una concatenazione di eventi negativi senza precedenti per la nostra economia. Ma dal secondo trimestre 2013 al primo trimestre 2026, nonostante anche una pandemia di mezzo, il reddito disponibile in termini reali delle famiglie italiane è cresciuto sulla base dei corrispondenti anni "scorrevoli" di 89,2 miliardi, di cui 32,5 miliardi durante l'esecutivo Meloni. Quest'ultima fase di crescita è di particolare importanza perché è avvenuta nonostante lo scoppio della guerra russo-ucraina e della conseguente inflazione che essa ha provocato. Come appare dal grafico, fino al terzo trimestre 2023 il potere d'acquisto degli italiani aveva effettivamente perso qualche colpo ma poi, spinto anche dal forte aumento occupazionale, è tornato a crescere in modo costante. In termini pro capite, l'aumento del reddito disponibile dal 2022 fino all'anno "scorrevole" terminante a marzo 2026 è stato di circa 567 euro.