In questa estate dei cambiamenti ce n’è uno che riguarda il basket e che merita di essere commentato: l’addio di Ettore Messina all’Armani. Era nell’aria, lo si era capito da alcune situazioni, per esempio la sua assenza a Venezia nell’ultima partita, quella dello scudetto, e alla festa tricolore. Ma ora che l’annuncio è arrivato e che ci sono stati i saluti ufficiali, è doveroso tributare il giusto omaggio. Perché Messina ha dato una svolta all’Armani e a Milano, ha proiettato società e squadra in un’altra dimensione portando mentalità e organizzazione quasi da Nba.
L’impatto dei suoi sette anni prescinde dai risultati che comunque sono stati parecchi, dieci titoli in Italia. Vero che le attese dei tifosi erano per una Eurolega da protagonisti ed è successo solo una volta, quel tiro maledetto che avrebbe dato la speranza di vittoria, poi ci sono state tante delusioni nei giorni, frutto di scelte sbagliate nei giocatori. Però c’è tutto il lavoro di campo e di extracampo che rimarrà per sempre. Ha dato le dimissioni da coach a novembre quando ha capito che la sua guida creava malumori e difficoltà alla società, un gesto di responsabilità, ed era rimasto da dirigente.
Con re Giorgio e Leo Dell’Orco aveva creato un team unico nella storia italiana, ora le cose sono cambiate ed è giusto separare le vie. Di sicuro, la Milano del basket dovrà sempre ricordare con orgoglio e con applausi questi sette anni di Messina. Anche se dovesse un tempo tornare da avversario.







