DifesaL’ambasciatore Whitaker striglia gli alleati in ritardo. Vertice a Palazzo Chigi tra premier e ministri in vista del summit di Ankara: impegni saliti al 2,8% del Pil, quasi il doppio del 2024di Manuela Perrone2 luglio 2026Gli Stati Uniti strigliano gli alleati inadempienti, l’Italia si prepara a rispondere facendo leva su affidabilità e rispetto degli impegni. A cinque giorni dal vertice Nato in programma ad Ankara Giorgia Meloni ha convocato a Palazzo Chigi il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il titolare dell’Economia Giancarlo Giorgetti e quello della Difesa Guido Crosetto. Il clima viene descritto «serenissimo e di piena collaborazione», anche per fugare i sospetti di nuove tensioni lungo l’asse che va dall’Economia alla Difesa, dopo lo stallo sui prestiti Safe da 14,9 miliardi e la scelta del Mef di aspettare settembre per decidere se accenderli.Il punto sul dossier riarmo è indispensabile. L’11 giugno la premier aveva già riferito in Parlamento che si presenterà al summit con una percentuale del 2,8% del Pil investita in difesa e sicurezza, segnalando però che l’aumento dello 0,71% «è garantito soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul territorio». Il 2,8%, quasi il doppio rispetto all’1,6% di due anni fa, rispetta le aspettative del raggiungimento graduale di una spesa per difesa e sicurezza pari al 5% del Pil (di cui 3,5% per armamenti) entro il 2035 concordato l’anno scorso su richiesta di Donald Trump.L’ambasciatore Usa presso la Nato, Matthew Whitaker, ha però indicato proprio ieri come fari da seguire Polonia, Paesi nordici, baltici e Germania tuonando contro i troppi alleati «in ritardo» sulla spesa core per le armi e il «linguaggio protezionista» dell’Ue. L’Italia non figura nell’elenco dei virtuosi e dopo il caso Sigonella è finita nella lista nera degli Usa sull’altro fronte citato da Whitaker, l’uso delle basi: l’ambasciatore ha annunciato colloqui bilaterali su «accesso, dislocazione e sorvolo». Parole che sembrano prefigurare la volontà Usa di rivedere i trattati, anche se dal Governo negano questa ipotesi.In ogni caso i ripetuti attacchi di Trump a Meloni - i due leader si rivedranno proprio in Turchia - non lasciano presagire una navigazione serena. Per questo la linea è una: stemperare con professioni di atlantismo e serietà. Intervenendo al question time alla Camera e ricordando il ruolo di Roma dall’Africa ai Balcani, dal Libano al Mar Rosso, Tajani ha sostenuto che «l’Italia vuole essere protagonista del percorso di rafforzamento del pilastro europeo della difesa» e che «ad Ankara confermeremo il nostro impegno sulla spesa militare».In serata, a disegnare nuove nubi ci ha pensato la ricostruzione del quotidiano tedesco Faz secondo cui l’Italia sarebbe intenzionata a opporsi all’inserimento, nella dichiarazione finale di Ankara, di un riferimento al proseguimento del sostegno militare all’Ucraina oltre il 2027 (sostegno volontario, che nel 2024 e 2025 è stato pari a 40 miliardi e nel 2026 salirà ancora). «Falso», hanno smentito fonti governative: nessuna contrarietà agli aiuti militari e nessuna posizione filorussa, solo l’attenzione a una formulazione che non compromettesse le prospettive di un negoziato e il coinvolgimento della Russia per arrivare alla pace.
Spese Nato, Usa in pressing. Meloni: Roma rispetta i patti
L’ambasciatore Whitaker striglia gli alleati in ritardo. Vertice a Palazzo Chigi tra premier e ministri in vista del summit di Ankara: impegni saliti al 2,8% del Pil, quasi il doppio del 2024











