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Paolo Tomaselli, inviato a East Rutherford
Demolita la Svezia con lo show di Mbappé e delle sue stelle, la squadra di Deschamps ha mandato un messaggio chiaro alle rivali. I numeri offensivi sono impressionanti
Ci sono i boati trionfali, per i gol e le vittorie. Poi ci sono gli «ooohh» di stupore, per una bellezza che non si vedeva da tempo, come una vecchia foto sotterrata dalle scartoffie che ricompare all’improvviso. È la stessa musica che suona Leo Messi, ma quella del quadrato magico francese è un ensemble di gruppo. È improvvisazione e organizzazione, genio e regolatezza. È una bellezza mai fine a sé stessa, creata per conquistare i cuori, ma anche le teste. E tentare una missione (quasi) impossibile, perché nell’era televisiva solo il Brasile nel 1970 è riuscito a vincere e a incantare.
Forte lo è sempre stata, questa Francia. Ma così abbagliante, incrocio sublime di spettacolo ed efficacia, quello no, non si era mai visto. E lo show con la Svezia (con 35 gradi) ha confermato quello che si era già visto dalla prima partita: quella di Deschamps è la squadra con l’attacco più forte e l’intesa fra i magnifici quattro sta crescendo in maniera preoccupante per gli avversari (il prossimo è il Paraguay, sabato alle 23 italiane), ma esaltante per gli osservatori neutrali e per i francesi. Mbappé ha già segnato 6 volte, 18 reti in 18 partite ai Mondiali. Il sublime Olise — l’uomo della svolta, dispensatore di magia a piene mani — ha già collezionato 5 assist. Dembelé è «solo» un Pallone d’oro e ne ha fatti 3 in 25’ alla Norvegia-bis. Poi a sinistra Barcola (2 gol) e Doué, stelle del Psg, si alternano con classe e personalità, al primo Mondiale.










