HomeGrossetoCronacaL’omicidio del corriere: "Del Rio sapeva troppo. Era testimone pericoloso"Questo per la Corte il motivo che ha portato all’uccisione del quarantenne "Ma erano spaventati pure dalla presenza non prevista del proprietario della villa".Il momento in cui in Corte di assise viene letta la sentenza di condanna di Gjoni, Bozkurt e Kaja, a marzo scorso (Foto Aprili)Ricevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciCASTEL DEL PIANO

"I due hanno concordato che tenere in vita l’ostaggio era troppo rischioso". I due sono Klodian Gjoni, albanese di 35 anni, e Ozgur Bozkurt, turco di 40 anni, condannati dalla Corte di assise di Grosseto all’ergastolo per l’omicidio di Nicholas Del Rio, il corriere di 40 anni, rapitato e poi ucciso a maggio del 2024 sull’Amiata. La Corte ha spiegato con queste parole il motivo che ha portato i due rapinatori a diventare anche feroci assassini. Nelle 132 pagine delle motivazioni delle condanne, quello è il momento in cui i giudici raccontano quando i due decidono che è necessario ammazzarlo e subito, perché il proprietario di Villa Sallustri dove Del Rio era tenuto prigionieri dal 22 maggio, giorno dell’omicidio, era in paese. Ne parlano in un bar di Castel del PIano, il 23 maggio. Gjoni racconta a Bozkurt che ha incontrato il proprietario della villa, il quale gli ha detto che sarebbe rimasto qualche giorno in zona per seguire alcuni lavori edili. Da qui il terrore che potesse scoprire l’ostaggio detenuto in soffitta. La decisione di agire la mattina successiva, il 24. Così Gjoni e Bozkurt si recano a Villa Sallustri. Qui un altro imprevisto: trovano il padre di Gjoni che era il custode della villa. Inventano una scusa, fingono di andarsene. Per poi tornare quando il padre ha lasciato la villa. "Sono saliti entrambi in soffitta – scrive la Corte - Gjoni ha iniziato la condotta omicidiaria infilandogli un sacchetto di plastica in testa e stringendo il collo con un filo elettrico. Bozkurt, vedendo il complice in difficoltà, lo ha aiutato a strangolarlo". Entrambi durante il processo si sono accusati l’un l’altro, ma la convizione della Corte è questa: lo hanno ucciso entrambi. Emre Kaja, turco di 30 anni, complice del rapimento, del sequestro e dell’incendio del furgone, lo ha saputo dopo, al bar. Ed è comunque stato condannato per concorso anomalo nell’omicidio e per tutti gli altri reati. Del Rio, probabilmente sarebbe stato ucciso lo stesso (le condizioni disumane in cui è stato tenuto l’ostaggio, imbavagliato, incappucciato, senza acqua e cibo, senza possibilità di muoversi lo testimoniano), aveva visto e capito troppo e una volta liberato avrebbe potuto facilmente raccontare tutto. Ma alcuni fattori come l’arrivo del proprietario e i sospetti della famiglia di Gjoni sul suo coinvolgimento nel rapimento hanno tolto gli ultimi dubbi. Doveva essere eliminato. Quindi omicidio volontario e premeditato: ergastolo per entrambi. Ventuno anni per Kaja.