<p>Protrarre una riduzione dei rimborsi introdotta solo per il triennio 2007-2009 non è legittimo e adesso la Regione Siciliana dovrà rimborsare intorno ai 40 milioni di euro alla oltre cinquanta RSA presenti nell'Isola.
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una RSA, Residenza Sanitaria Assistenziale, contro la sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Catania nel 2023, cassando la decisione impugnata.
La vicenda riguarda la legittimità della protrazione, oltre il triennio 2007-2009, del taglio del 5% delle tariffe riconosciute alle RSA private accreditate per le prestazioni fornite in convenzione.
La Suprema Corte ha sottolineato che la riduzione delle tariffe da riconoscere alle RSA siciliane fissata dal Governo Cuffaro e poi confermata dal Governo Lombardo per scelta dell'assessore Massimo Russo, era una misura straordinaria a causa dell'allora crisi economica e temporanea, perché limitata al periodo 2007-2009, la cui prosecuzione non era legittima neanche durante la prosecuzione del Piano di rientro regionale per il triennio 2010-2012, visto che non era stata prevista da una nuova fonte normativa. “La disciplina nazionale e regionale di contenimento della spesa sanitaria”, spiega l'avvocato Saro Calanni, “anche in presenza di piani di rientro, non consente deroghe a regime rispetto al carattere temporaneo delle misure di sconto tariffario, che devono essere circoscritte al periodo di emergenza finanziaria espressamente individuato dal legislatore.






