La multinazionale britannica Shell ha continuato per anni a gestire un importante oleodotto in Nigeria pur sapendo che causava un inquinamento su vasta scala, nonostante gli avvertimenti del proprio personale e in violazione dei propri standard tecnici. Lo ha rivelato un reportage della BBC, che ha avuto accesso e una serie di documenti interni della compagnia. La rete televisiva britannica ha così potuto rivelare che già nel 2008 un alto dirigente della Shell aveva messo in guardia sui rischi di continuare a pompare milioni di barili di petrolio non raffinato attraverso uno dei principali oleodotti della società in Nigeria, proprio mentre la pipeline era oggetto di guasti e sabotaggi a scopo fraudolento.

In tutto il Delta del Niger meridionale decenni di fuoriuscite di petrolio hanno lasciato cicatrici indelebili sul territorio, con preziose zone umide sempre più contaminate dagli sversamenti di oro nero. Le email e i files di cui è entrata in possesso la BBC erano parte del faldone processuale di una causa avviata nel Regno Unito dalle comunità che vivono nei pressi delle insenature nel Delta del Niger, le quali chiedono che la Shell sia ritenuta responsabile dell’inquinamento causato da oltre 100 fuoriuscite dovute alla mancata manutenzione e al furto e alla raffinazione illegale di petrolio fra il 2011 e il 2013. Incidenti che hanno danneggiato la loro salute, l’ambiente e i mezzi di sussistenza.