La controversa linea del governo in politica estera, su rapporti atlantici e riarmo, è stata al centro del question time alla camera. Si sono presentati Antonio Tajani e Guido Crosetto. Per il ministro degli esteri, «l’Europa non può fare a meno degli Stati uniti; ma anche gli Stati uniti hanno bisogno dell’Europa». In questo contesto, afferma Tajani, «la collocazione internazionale del governo è salda e inequivocabile: l’appartenenza all’Unione europea, la partecipazione all’Alleanza atlantica e il rapporto di amicizia con Washington sono il fondamento delle nostre scelte strategiche: solo un Occidente unito può rispondere alle sfide di una fase storica particolarmente complessa».
Tutto ciò ricade nelle scelte sul riarmo che verranno prese anche in vista del vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio prossimi, a proposito del quale Giorgia Meloni ha convocato a Palazzo Chigi i due ministri col collega all’economia Giancarlo Giorgetti. «L’Italia vuole essere protagonista del percorso di rafforzamento del pilastro europeo della difesa – prosegue – Per questo ad Ankara confermeremo il nostro impegno sulla spesa militare, un passo coraggioso e necessario per proteggere la nostra libertà e la difesa dei cittadini». Il segretario di Forza Italia si lancia in un paragone tra Alcide De Gasperi e Silvio Berlusconi, accomunati, nelle sue parole, dal fatto di aver coltivato «il sogno della difesa europea integrata». «Serve un salto di qualità per realizzarla in prospettiva, assieme al pilastro europeo dell’Alleanza». Ecco allora il fondo Safe, che ha diviso il governo: «È uno degli strumenti a disposizione – concede Tajani restando sul vago – A Bruxelles abbiamo lavorato per fare in modo che Safe fosse aperto anche ai partner extraeuropei. Come per ogni iniziativa specie sul tema prioritario della difesa, quello che è importante non sono solo però le risorse, quanto piuttosto il raggiungimento degli obiettivi capacitivi».







