HOUSTON – Cosa c’entra lo spazio con il calcio? Apparentemente niente. Eppure nella città americana che più di ogni altra vive guardando verso il cielo, dove ha sede il centro della Nasa da cui sono partite le missioni spaziali che hanno segnato la storia del Novecento, il Mondiale racconta anche questo. A Houston, il pallone della Coppa del Mondo 2026 è stato studiato nei laboratori della Nasa, nelle gallerie del vento e perfino sulla Stazione spaziale internazionale.
È un legame che sorprende anche visitando lo Space Center appena fuori la metropoli del Texas. Tra navicelle, razzi, capsule dell’Apollo e il gigantesco Saturn V, in questi giorni il calcio è ovunque. All’ingresso compare un pallone luminoso, alcune installazioni permettono ai visitatori di cimentarsi con percorsi che mescolano esercizi da astronauta e abilità con il pallone, mentre una mostra temporanea racconta cosa abbiano in comune un atleta e un esploratore spaziale: preparazione, resilienza, capacità di lavorare in squadra.
L’iniziativa, battezzata Galaxy’s game, non è soltanto un modo per intercettare i milioni di tifosi arrivati negli Stati Uniti. È il tentativo di raccontare come la scienza possa entrare anche nello sport più popolare del pianeta.












