Apparentemente, è solo un protocollo di quelli che “se ne firmano tanti”. Invece, la firma di oggi è il riconoscimento che le politiche della difesa idrogeologica non possono fare a meno dei consorzi di bonifica e irrigazione. Che, si noti bene, non sono enti pubblici ma organismi della sussidiarietà cui le istituzioni pubbliche hanno riconosciuto un ruolo. Il perché l’ha spiegato l’ex capo della protezione civile Fabrizio Curcio, ricordando che «nel 2023 è stato un consorzio, quello del Cer, ha salvare il Ravennate scolmando l’acqua durante l’alluvione. Perchè di solito il Canale emiliano romagnolo porta l’acqua del Po nei campi dell’Emilia-Romagna mentre con l’inversione avete liberato i territori in pericolo. Per far questo ci vuole una conoscenza precisa e puntuale della gestione della risorsa idrica». L’assemblea Anbi, che si è aperta ieri a Roma, si è occupata della risorsa idrica a 360°: dal ruolo dell’oro blu nella costruzione della pace alla difesa idrogeologica, dalle colture irrigue all’equilibrio ambientale. Il direttore generale Massimo Gargano ieri ha spiegato che non c’è più tempo. «Entro il 2030 mais e olivo perderanno fino al 30% di produzione, le perdite del cambiamento climatico saranno di 130 miliardi. Esprimo una sonora arrabbiatura. Sono anni che noi parliamo di soluzioni infrastrutturali, abbiamo messo in campo un piano invasi da oltre sette miliardi che crea occupazione e aumenta l’acqua disponibile, produce energia e difende l’ambiente: ma non lo vediamo messo in campo. Sul Ponte il governo faccia pure le sue scelte ma quella dell’acqua diventi la scelta del governo». Si parla di 277 invasi multifunzionali, allo stato del progetto. Ma Anbi ha già realizzato 258 interventi con i fondi del Pnrr. Una “conoscenza” riconosciuta all’assemblea anche dall’attuale direttore della protezione civile Fabio Ciciliano, il quale però ha sottolineato anche la difficoltà di far collaborare tutti gli attori di un’emergenza: «L’acqua la vogliono gestire in tanti». Proprio per questo è importante il protocollo d’intesa firmato da Anbi con Dipartimento della Protezione Civile, Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Settentrionalepermetterà di rafforzare il raccordo tra pianificazione di bacino, presidio territoriale, monitoraggio, adattamento climatico e pianificazione di protezione civile in caso di severità idrica o rischio idraulico da frana e costiero. In breve, riunire “conoscenze precise e puntuali” come quelle citate da Curcio. La conseguenza è operativa: questo’intesa servirà, in emergenza, a permettere la condivisione di dati, delle mappe e dei piani, «nel rispetto delle competenze delle amministrazioni», precisano i firmatari. D’intesa con gli enti territoriali e le amministrazioni centrali si faranno studi e simulazioni, analisi e strumenti digitali (AI compresa) per prevenire il dissesto. Si partirà dai distretti idrografici dell’Appennino Centrale e dell’Appennino Settentrionale. A sottoscriverlo nella Capitale sono stati Fabio Ciciliano (Capo Dipartimento Protezione Civile), Francesco Vincenzi (Presidente ANBI), Marco Casini (Segretario Generale Autorità Bacino Distrettuale Appennino Centrale), Gaia Checcucci (Segretario Autorità Bacino Distrettuale Appennino Settentrionale).All’inizio dell’Assemblea è stata approvata una revisione dello statuto dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, che amplia il perimetro d’azione, rafforzando la presenza nelle sedi europee ed internazionali, promuovendo la formazione professionale, la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica, introducendo esplicitamente valori quali la parità di genere, la trasparenza, l’integrità e la responsabilità sociale. «Il nuovo testo conferma e consolida i Consorzi di bonifica ed irrigazione come rete strategica nazionale nella lotta alla siccità, alla desertificazione, alla subsidenza ed all’erosione costiera, valorizzando ancor più il ruolo degli agricoltori quali custodi del paesaggio e protagonisti nella cura del territorio: un riconoscimento, che proietta il sistema consortile al centro delle politiche ambientali, idriche e di sviluppo rurale degli anni futuri» sottolinea il Presidente Francesco Vincenzi.