Dovevano arrivare delle risposte, o almeno delle indicazioni. Sono arrivate solo in parte: Jannik Sinner vince il secondo turno a Wimbledon, prosegue nella sua missione per il bis sull’erba londinese ma ancora non convince a pieno. Dopo il caso dell’eliminazione al Roland Garros, le visite mediche e le incertezze nell’esordio londinese contro Miomir Kecmanovic – con Sinner costretto al quinto set e a una doppia rimonta nel punteggio -, la sfida contro Borges era infatti attenzionata e monitorata con interesse. Non tanto per il valore generale dell’avversario, quanto per i segnali provenienti dal numero uno del mondo. Segnali che, alla fine, hanno rispettato le attese della vigilia, ma senza cancellare totalmente le ombre.
Sinner, dopo la vittoria nel primo turno di Wimbledon, aveva sottolineato la necessità di “migliorare in vista della prossima partita”. Non è stata una versione perfetta, importante però non aver concesso altri set agli avversari, evitando così di allungare oltremodo la partita. A fare la differenza contro Borges è stato soprattutto il servizio (già ottimo contro Kecmanovic) e la maggiore esperienza nei momenti clou, come nel tie–break del primo set o nel secondo set, quando il numero uno del mondo si è trovato sotto di un break, sotto 5-4 e con un set-point da annullare. È stata un’altra sfida di lotta, per merito anche di un ottimo Borges, giocatore di buon livello ma meno insidioso di Kecmanovic: i suoi colpi, per esempio, sono meno incisivi rispetto a quelli del serbo.











