Buonasera, sono il Cristo morto del Mantegna, sono la Venere del Botticelli, sono il gruppo del Laooconte, sono il Carlo V del Tiziano, ma sono anche la scatola in una valigia di Marcel Duchamp, sono la fanciulla nello studio di Felice Casorati, sono i funerali di Togliatti di Renato Guttuso, sono il giudizio universale di Damien Hirst. Siamo insomma tutte le opere d’arte antica, moderna o contemporanea che potete ammirare in uno degli innumerevoli musei d’Italia – quelli in cui, sui giornali e in tv, turisti sciabattanti si vantano di star trascorrendo intere giornate perché c’è l’aria condizionata. Questo implicito disprezzo che equipara immortali capolavori alle sfilze di derivati del latte nei frigoriferi dei supermercati, o ai tavolini sparsi nei corridoi dei centri commerciali, contrasta con il principio che ci rende immortali, ossia che tutta l’arte è completamente inutile.Se l’arte invece servisse a qualcosa, foss’anche ad abbattere la temperatura corporea, anziché rifulgere in eterno noi deperiremmo con il tramontare dell’utilità, che immancabilmente prima o poi si esaurisce; chi dunque entra nei musei in cerca non di bellezza, bensì di frescura, vuole piano piano ucciderci col ridurci a sfondo temporaneo dei comodi suoi. Proponiamo pertanto che quest’eccezionale ondata di caldo venga utilizzata per fare un po’ di selezione: i musei potrebbero attrarre i visitatori occasionali con la promessa di una temperatura inferiore ai venticinque gradi e poi, una volta che sono dentro, chiudere le porte, spegnere l’aria condizionata e lasciarli smarriti a sudare mentre vagano per le sale in cerca di una via d’uscita. A quel punto, ce la vediamo noi.