Sorprende e non poco apprendere che, nelle prime ore di luglio 2026, il portavoce dell’U.S. Central Command ha confermato l'arrivo in Medio Oriente di un nuovo importante gruppo di navi d'assalto anfibio della U.S. Navy con la presenza di diverse migliaia di marines a bordo, che saranno chiamati ad operare nell'area di responsabilità della U.S. 5th Fleet – che ha il suo quartier generale presso la base navale Naval support activity (Nsa) a Manama, in Bahrein.

Non possiamo non cogliere il contradditorio comportamento assunto da Washington che, se da un lato continua a rassicurare la comunità internazionale del suo impegno nei colloqui di pace con Teheran, dall’altro lato continua a manifestare e a mettere in pratica azioni effettive (del Pentagono) che indicano l’esatto contrario.

Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom), infatti, ha confermato l'arrivo di due grandi navi anfibie, la USS Boxer e la USS Portland, che hanno a bordo l'11° Battaglione spedizionario dei marines; queste navi stanno attualmente navigando nell'Oceano Indiano, preparandosi a entrare nell'area di responsabilità del Centcom.

In tal modo, in tutta evidenza, il gruppo di sbarco anfibio americano, che si avvicina al confine iraniano sta diventando ancora più impressionante; le grandi unità in arrivo saranno raggiunte dalla USS Comstock, che è già presente nella regione dall'inizio di maggio. Il Pentagono ha definito vagamente gli obiettivi e la missione – che a questo punto assume dimensioni di vera e propria armata – come "operazioni all'interno di una missione pianificata” e non possiamo non rilevare che questa formulazione appare ipocrita nel contesto del massiccio aumento del potenziale di forze americane presenti nel teatro del Golfo Persico.