Gli Stati Uniti reagiscono al giro di vite imposto da Teheran sullo stretto di Hormuz e nel Golfo Persico. Secondo tre fonti consultate dal Wall Street Journal, il capo del Pentagono Pete Hegseth avrebbe approvato una richiesta avanzata dal Comando Centrale per rafforzare la presenza militare nell’area. Il provvedimento prevede l’invio della nave d’assalto anfibio USS Tripoli, una delle unità più moderne della Marina americana, accompagnata da un contingente di Marines e da altre navi da trasporto e supporto.

Il cuore del dispiegamento è costituito dalla 31st Marine Expeditionary Unit (31st MEU), una delle unità del Corpo specializzate in operazioni rapide e proiezione di forza dal mare. Secondo da ABC News e da analisi pubblicate dal sito specializzato The War Zone, alla regione sarebbero destinati circa 2.500 Marines, con capacità di combattimento terrestre, supporto aereo, logistica e comando. Ma il numero di militari coinvolti potrebbe arrivare a 5.000 uomini, considerando anche gli equipaggi delle navi e il personale di supporto.

Il dispositivo navale che accompagna l’unità ruota attorno a tre navi in particolare. La più importante è la USS Tripoli (LHA-7), una nave d’assalto anfibio di classe America. E’ considerata una “mini-portaerei” perché, pur non essendo portaerei a tutti gli effetti, può ospitare velivoli da combattimento e fungere da piattaforma avanzata per operazioni anfibie in quanto progettata per trasportare truppe, mezzi da sbarco, elicotteri e aerei a decollo corto o verticale. Accanto a lei operano due navi da trasporto anfibio: la USS San Diego (LPD-22) e la USS New Orleans (LPD-18), progettate per trasferire Marines, veicoli corazzati leggeri e mezzi da sbarco verso la costa.