| 1 Luglio 2026 14:04 |
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(Adnkronos) – I Lefebvriani hanno ordinato quattro vescovi senza il mandato pontificio. E’ solo l’ultimo di una serie di scismi che hanno scosso la Chiesa nel corso dei secoli.
Nel linguaggio della storia della Chiesa, la parola “scisma” indica una separazione dolorosa ma concreta: non tanto una diversa interpretazione della fede, quanto la rottura della comunione tra gruppi di credenti e l’autorità ecclesiastica. È una frattura che non nasce quasi mai all’improvviso, ma si accumula lentamente, intrecciando questioni teologiche, tensioni politiche, differenze culturali e rivalità di potere. La storia del cristianesimo, in questo senso, non è solo una linea continua di sviluppo spirituale, ma anche una trama di divisioni che hanno ridisegnato più volte la mappa della Chiesa. Alcune di queste fratture sono state riassorbite, altre hanno dato origine a tradizioni cristiane distinte che ancora oggi convivono, separate ma spesso in dialogo.
Già nei primi secoli, quando il cristianesimo viveva sotto la pressione dell’Impero romano, la comunità dei fedeli si trovò di fronte a una domanda difficile: come comportarsi con chi, per paura della morte, aveva rinnegato la fede? Da questa tensione nacquero le prime divisioni significative. I movimenti dei novaziani e dei donatisti rifiutavano la linea più aperta della Chiesa ufficiale, che prevedeva il reinserimento dei lapsi (i cristiani che avevano rinnegato la propria fede per salvarsi la vita) attraverso la penitenza. Per i gruppi rigoristi, invece, l’apostasia era una frattura irreparabile. Dietro questa disputa non c’era solo una questione disciplinare, ma una diversa idea di Chiesa: da una parte una comunità capace di perdono, dall’altra una comunità dei “puri”, incapace di tollerare la fragilità umana.











