Il Mediterraneo è tornato a essere un’area-chiave per la sicurezza europea e richiede una sorveglianza più continua. Per la Nato questo significa rafforzare le capacità Isr (Intelligence, surveillance and reconnaissance) marittime e integrare meglio velivoli con equipaggio e droni di lunga autonomia. In questo quadro, Sigonella ha già infrastrutture e competenze che la rendono un punto centrale per il controllo del fianco sud

Negli ultimi anni il Mediterraneo è tornato a essere uno dei principali teatri di competizione strategica per l’Europa. Instabilità regionale, traffici illeciti, pressione migratoria e una presenza persistente di unità navali russe si sovrappongono in un’area che continua a svolgere un ruolo essenziale per la sicurezza e l’economia del continente. Lungo le coste nordafricane permangono condizioni di fragilità che agevolano le attività delle reti criminali transnazionali, mentre attori statali e non statali operano nel bacino, rendendo sempre più complessa la costruzione di un quadro situazionale completo.

Per l’Italia e, più in generale, per la Nato, il Mediterraneo resta dunque un teatro che richiede una sorveglianza costante. La necessità di monitorare ciò che accade in mare non riguarda soltanto la dimensione militare, ma coinvolge anche la sicurezza delle rotte commerciali, la gestione delle crisi regionali e la capacità di anticipare fenomeni che potrebbero produrre effetti diretti sul continente europeo. Questa crescente esigenza di una consapevolezza marittima continua ha intensificato il dibattito sulle capacità necessarie per monitorare il bacino nel tempo. Un’attenzione particolare è stata rivolta ai membri della famiglia Global hawk, tra cui l’RQ-4D Phoenix della Nato e l’MQ-4C Triton, progettati per garantire una sorveglianza di lunga durata su vaste aree operative.