Per anni gli smartphone sono stati considerati un elemento inevitabile della quotidianità scolastica. Da un lato strumenti utili per la didattica digitale, dall’altro fonte costante di distrazione, conflitti e preoccupazioni per insegnanti e famiglie. Qualcosa però sta cambiando: in tutta Europa governi e ministeri dell’Istruzione stanno scegliendo di limitare, o addirittura vietare, l’uso dei telefoni cellulari nelle scuole.

Non si tratta di iniziative isolate. Dall’Italia all’Austria, dalla Grecia alla Croazia, passando per Spagna, Polonia e altri Paesi dell’Europa centrale e orientale, il tema è diventato una priorità politica. Cambiano le modalità di applicazione e il grado di rigidità delle norme, ma la direzione è comune: ridurre il tempo trascorso davanti allo schermo durante la giornata scolastica e riportare l’attenzione sull’apprendimento e sulle relazioni tra studenti.

La spinta arriva da più fattori. Da una parte cresce il numero di studi che collegano un uso eccessivo dello smartphone a difficoltà di concentrazione, calo del rendimento e peggioramento del benessere psicologico degli adolescenti. Dall’altra aumentano gli episodi di cyberbullismo, registrazioni non autorizzate in classe e diffusione di immagini sui social network. A tutto questo si aggiunge una preoccupazione più ampia, condivisa da molti governi europei: la dipendenza digitale dei più giovani.