mercoledì 1 luglio 2026, 11:39
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«Avevo pochi anni allora e non ho tantissimi ricordi, ma la scossa principale ancora ce l'ho in mente». Racconta così, l'ingegner Andrea Marino, vigile del fuoco della Direzione regionale dell'Umbria, ricordando il terribile terremoto del 1980 che sconvolse l'Irpinia. Oggi Marino si trova in Venezuela, dove è impegnato nelle operazioni di soccorso dopo il sisma devastante.
L'ingegnere è anche reduce dall'esperienza del terremoto in Turchia. «Le scosse interessarono un territorio più ampio - ha spiegato - mentre qui in Venezuela il territorio è più ristretto. Però gli scenari dei crolli sono analoghi». In sud America il vigile del fuoco è vice comandante di un team specializzato nell'individuare le aree dove si potrebbero trovare superstiti.«Quando le individuiamo - ha proseguito - avvertiamo il nostro personale dedicato ai soccorsi che cerca portarli in salvo. Certo più passano le ore e più diventa flebile la speranza di trovare qualcuno ancora in vita. Ci sono ancora speranze? Il cuore dice di sì ma razionalmente i dati dicono che le possibilità sono sempre di meno».L'ingegner Marino ha parlato di «edifici collassati e di uno scenario di devastazione». «Nulla a che vedere con il terremoto che ha colpito l'Umbria nel 2016 - ha spiegato - quando non ci furono morti. Gli edifici crollati possono ricordare in qualche modo quelli di Arquata del Tronto e le aree marchigiane. Ma qui i palazzi sono alti decine di piani e l'area colpita è molto più vasta».












