Bruxelles – La ricostruzione dell’Ucraina rischia di essere lunga e, soprattutto, parziale. Perché la mole di risorse necessarie per ripristinare il Paese nella sua conformazione pre-bellica è innanzitutto imponente: le stime aggiornate indicano 507 miliardi di dollari nel prossimo decennio, per un importo pari a tre volte il PIL ucraino del 2025, con trasporti, energia e abitazioni che insieme richiederanno non meno di 237 miliardi di dollari. E poi perché gli investimenti privati si annunciano limitati solo ad alcuni ambiti, quelli redditizi. È il quadro che emerge dallo studio del centro studi e ricerche del Parlamento europeo redatto per conto della commissione Affari esteri. L’Unione Europea, impegnata con i partner internazionali negli sforzi di ricostruzione dell’Ucraina già adesso, a conflitto ancora in corso, sembra non considerare i limiti di un percorso irto di ostacoli e punti interrogativi.Sono almeno tre i nodi da sciogliere che rischiano di incedere sul futuro dell’Ucraina. Innanzitutto anca chiarezza sul dove andare a investire, dall’altra parte c’è poca attenzione alla questione demografica: tra espatriati che non intendono ritornare, invalidi e vittime di guerra, l’Ucraina avrà seri contraccolpi a livello di forza lavoro. Ci saranno gli uomini necessari per ricostruire il Paese? Questo non è chiaro e la comunità internazionale sembra non averlo considerato a dovere. Infine, c’è l’allargamento, processo diverso da quello della ricostruzione che rischiano di ostacolarsi a vicenda.
La ricostruzione dell'Ucraina rischia di essere un pasticcio
Uno studio del Parlamento europeo evidenza limiti e criticità del ragionamento in corso sulla ricostruzione dell'Ucraina






