Debutta questa sera, mercoledì 1 luglio alle 21, nella Sala Grande del Teatro Massimo di Palermo, «L’Opera Cuntata. Cavalleria Rusticana, Caravaggio, Santa Rosalia», il nuovo spettacolo ideato e interpretato da Salvo Piparo insieme a Lello Analfino e al Lello Analfino Quartet. Un progetto che intreccia il cunto, la musica dal vivo e il teatro di narrazione, trasformando tre storie profondamente legate alla Sicilia in una riflessione sul presente: la devozione per Santa Rosalia, il mistero del Caravaggio rubato e il dramma di Cavalleria Rusticana. Dopo il debutto al Teatro Massimo, lo spettacolo approderà nei quartieri di Danisinni, Brancaccio e Zen, portando il teatro direttamente tra la gente. Ne abbiamo parlato con Salvo Piparo.
Come nasce «L’Opera Cuntata»?
«Nasce dall’esigenza di raccontare le cose che viviamo oggi. Sono tre storie che appartengono alla nostra memoria, ma il loro significato è ancora vivo. I fatti di cui parliamo non appartengono al passato: continuano a interrogarci e a raccontare chi siamo»
Uno dei momenti centrali è dedicato al Caravaggio rubato. Perché tornare su quella vicenda?
«Perché è una delle ferite più profonde di Palermo. Raccontiamo il furto della Natività attraverso le tante voci che negli anni si sono rincorse, quelle che io definisco quasi delle “pupiate” dei collaboratori di giustizia. Ognuno ha aggiunto un pezzo diverso: Giovanni Brusca, Gaspare Spatuzza, Salvatore Cancemi, Gaetano Grado. È una vicenda paradossale che racconta anche l’assurdità di un’opera che Palermo non è stata capace di custodire, lasciata in un luogo che allora non era neppure adeguatamente protetto»








