Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria organizzata dall’Associazione Italiana Editori, dopo le proteste dello scorso anno per la partecipazione della casa editrice Passaggio al Bosco, che pubblica testi di ispirazione neofascista, chiede agli editori di sottoscrivere una dichiarazione con cui affermano di aderire ai valori della Costituzione italiana, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della Dichiarazione universale dei diritti umani, di condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento costituzionale, di rifiutare ogni forma di discriminazione e incitamento all’odio e di rispettare la normativa vigente. Seif, la società editoriale del Fatto quotidiano, ha comunicato che PaperFIRST non firmerà la dichiarazione (“E’ una nuova forma di fascismo”) e che non parteciperà all’edizione di quest’anno. La decisione mi lascia perplesso: non perché ritenga il “patentino antifascista” immune da critiche, ma perché non trovo convincenti le argomentazioni con cui Seif e il direttore del Fatto, Marco Travaglio, l’hanno motivata. Si poteva ragionare, e quindi decidere, diversamente.
Ieri ho elencato e discusso alcuni punti deboli della polemica, a cominciare dall’analogia col fascismo. Anche il richiamo alla tradizione liberale mi sembra infondato. Il liberalismo costituzionale non impone la neutralità nei confronti di chi intenda distruggere l’ordinamento democratico; al contrario, riconosce la legittimità di regole associative poste a tutela dei principi fondamentali della convivenza democratica. In questo quadro, l’antifascismo non costituisce un’opinione politica concorrente al fascismo, ma una delle condizioni giuridiche che rendono possibile il pluralismo: la Costituzione non è neutrale rispetto alla propria distruzione.






