Con la cerimonia della posa della prima pietra, è iniziato il recupero della storica chiesa di San Leopardo. Dopo oltre quindici anni di chiusura e il lungo periodo segnato dal degrado e dai danni provocati dal terremoto del 2016, il complesso religioso torna al centro di un importante intervento di restauro e miglioramento sismico grazie all’impegno della Curia vescovile. Alla cerimonia erano presenti il commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, il vescovo della diocesi di Macerata Nazareno Marconi, il sindaco di Recanati Emanuele Pepa, i tecnici incaricati del progetto e il rappresentante della Soprintendenza Giovanni Issini. "Abbiamo inaugurato il cantiere e dato ufficialmente il via ai lavori – ha spiegato il sindaco Pepa –. La durata prevista è di due anni. San Leopardo è una chiesa profondamente identitaria per questo territorio, molto cara alle famiglie della campagna recanatese, ma rappresenta anche un luogo di straordinario valore per la famiglia Leopardi, perché nella cripta riposano numerosi esponenti del casato".
L’intervento, finanziato nell’ambito della ricostruzione post sisma, interesserà la chiesa e la casa canonica. Il costo complessivo dell’opera sarà tra 1,3 e 1,4 milioni di euro. "L’avvio del cantiere della chiesa di San Leopardo è un altro passo concreto nel percorso di ricostruzione del nostro territorio", ha sottolineato Castelli. "Le risorse arrivano dalla ricostruzione post terremoto – ha aggiunto Pepa –. Oltre al consolidamento dell’edificio ci sarà un’attenzione particolare anche al patrimonio artistico custodito all’interno, a partire dal dipinto di Biagio Biagetti collocato dietro l’altare, che fortunatamente si è conservato in buone condizioni". La chiesa di San Leopardo rappresenta uno dei luoghi simbolo del legame tra la famiglia del poeta Giacomo Leopardi e la campagna recanatese. Costruita nella seconda metà dell’Ottocento per volontà dei conti Leopardi su progetto dell’architetto Gaetano Koch, custodisce la cripta gentilizia della famiglia, dove riposano numerosi membri del casato e dove nel 2010 è stata tumulata anche la contessa Anna Leopardi.













