| 1 Luglio 2026 02:02 |
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(Adnkronos) – Silenziare l’allarme attivato dai telomeri danneggiati, i ‘cappucci’ che proteggono le estremità dei cromosomi e che accorciandosi man mano segnano l’età biologica e l’invecchiamento delle cellule. E’ il nuovo approccio con cui un team dell’Ifom – Istituto Airc di oncologia molecolare di Milano è riuscito a ripristinare la funzione delle staminali del sangue invecchiate e a potenziare le difese immunitarie. I risultati, ottenuti in modelli animali e su campioni umani e pubblicati su ‘Nature Aging’, aprono secondo gli autori “prospettive inedite per le malattie rare legate ai telomeri e per il declino del sistema del sangue legato all’invecchiamento”.
Con l’allungarsi della vita media cresce il numero di persone che vanno incontro a un progressivo indebolimento del sistema ematopoietico, ovvero il sistema che produce le cellule del sangue, e delle difese immunitarie, spiegano dall’Ifom. Un processo che nell’invecchiamento fisiologico avviene lentamente, ma che in alcune malattie genetiche rare si manifesta in modo precoce e devastante. È il caso delle cosiddette malattie dei telomeri (Telomere Biology Disorders), tra cui la discheratosi congenita: patologie causate da difetti nel mantenimento dei telomeri – strutture che come i cappucci di una stringa proteggono le porzioni finali dei cromosomi e salvaguardano l’integrità del Dna – e che portano a insufficienza midollare, immunodeficienza e a un aumentato rischio di sviluppare tumori. Ad oggi, l’unica terapia potenzialmente risolutiva è il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, che tuttavia non corregge tutte le manifestazioni della malattia. “Le malattie dei telomeri rappresentano un modello estremo, accelerato, di ciò che accade nell’invecchiamento fisiologico. E l’invecchiamento, a sua volta, è uno dei principali fattori di rischio per numerose malattie tra cui il cancro – afferma Fabrizio d’Adda di Fagagna, coordinatore del nuovo lavoro, direttore del programma di ricerca Ifom ‘Risposta al danno al Dna e senescenza cellulare’ e dirigente di ricerca al Cnr-Igm di Pavia – Ma c’è di più: i telomeri corti e danneggiati, e l’infiammazione cronica che ne deriva, sono essi stessi promotori dell’instabilità del genoma, la condizione che favorisce la comparsa e la progressione dei tumori. Capire i meccanismi che collegano il danno telomerico alla perdita di funzione del sistema del sangue significa quindi aprire una finestra su processi biologici fondamentali, con implicazioni che vanno anche oltre le malattie rare”.






