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Alzo Cazzullo, nostro inviato a New York

A soli 28 anni è già arrivato a 18 gol realizzati ai Mondiali, solo uno in meno rispetto a Messi.

In questo Mondiale si gioca tutto, anche se non ha ancora ventotto anni. E ieri notte ha fatto capire di essere pronto a tutto. Kylian Mbappé è un ragazzino in confronto a Messi, Ronaldo, Modric, Neymar, al loro ultimo Mondiale. Però nessuno come lui è arrivato qui in America con la stessa feroce determinazione. E contro la Svezia l’ha dimostrato, con due gol fantastici, uno annullato sul filo del fuorigioco, un palo, una prestazione fantastica, e un abbraccio a Didier Deschamps, anche per consolarlo della morte della madre (in Francia ha destato scandalo la lugubre vignetta di Charlie Hebdo in cui il ct sollevava l’urna cineraria di “maman” come se fosse la Coppa).

Mbappé è forse oggi il numero uno del calcio mondiale, e non solo per i trentun milioni di euro del suo ingaggio, raddoppiati dai diritti d’immagine. Però in questi due anni non si è rivelato decisivo, se non al contrario. Ha lasciato il Paris Saint-Germain, nonostante le insistenze di Macron, per andare a vincere la Champions con il Real Madrid; e il Psg senza di lui ha vinto le sue prime due Champions, mentre il Real ha smesso di vincerla. Uno smacco insopportabile per uno come lui. Nel frattempo il nuovo astro del Psg e del calcio francese è il suo migliore amico, Ousmane Dembelé, che conosce da quando aveva tredici anni (Mbappé è più giovane di diciotto mesi); e soltanto lui, Kylian, può sapere quanto questo lo renda felice, e quanto stimoli in lui una sana rivalità. Nel frattempo qui in America ha già segnato tre doppiette, contro la tripletta di Dembelé (ieri in ombra); così, tanto per tenersi in esercizio.