Gli Zii d’America appena possibile inviavano ai parenti poveri rimasti in Italia foto spettacolari: loro alla guida di una Cadillac (in realtà spesso avevano solo la testa infilata nel foro di un pannello fotografico), loro in pelliccia e cilindro, loro su una mongolfiera, loro in groppa a uno struzzo: «Ho fatto fortuna!» L’ambasciatore americano a Roma Tilman Fertitta, in linea con la sobrietà di Trump, vorrebbe presentarsi a Venezia per il Redentore, la più popolare di tutte le feste con centinaia di barche e barchette nel bacino di San Marco e i veneziani che aspettando i fuochi artificiali mangiando l’anguria, al timone di uno yacht di 117 metri con due piscine, un pedana per l’elicottero, una sala fitness eccetera... Parliamo di un bestione tre volte più grande dell’antico Bucintoro (34 metri) e molto più lungo e perfino un po’ più alto di Palazzo Ducale. Della serie: «I am me and you are nothing!», variante meno volgare della famosa battuta del Marchese del Grillo: «Io so’ io e voi non siete...»

In altri tempi sarebbero intervenuti i Savi provvisionali contro le pompe, che la Serenissima, spiega il Vocabolario Storico Etimologico del Veneziano, incaricava «fino dai tempi più rimoti colle sue leggi suntuarie a sbandire il lusso». Vale a dire, come si legge nelle divertite cronache di Pieralvise Zorzi, autore di vari libri sul Venezia, «controllare l’eccesso di esibizione privata di ricchezza, oltre che sorvegliare la morale del patriziato». Non piacevano troppo, alla Repubblica, che pure per motivi politici diplomatici grandiose accoglienze per la regina di Cipro Caterina Cornaro o per Enrico di Valois, destinato a diventare re di Francia, quelli che se la tiravano. Basti ricordare le regole dei Provedadori sora le Pompe de le Donne che vietavano vestiti e gioielli troppo lussuosi.