Era la numero due, e in una famiglia di otto figli questo la rendeva una madre in miniatura (“Bada ai più piccoli, quello era il compito”). E così un inverno ha pensato che fosse una buona idea spingere i gemelli nel passeggino attraverso un lago ghiacciato per vedere la luna sorgere sopra un’isola, perché è il genere di cose che una mamma in miniatura decide di fare, sperimentando con i bambini. “Il ghiaccio si è rotto sotto il passeggino”, ricorda Laurie Anderson, con questo strano sorriso totale che ha sempre e che ogni tanto ti spinge a chiederti che c’avrà mai da ridere, ma poi capisci che è altro. “Ho visto i pon-pon dei loro berretti sprofondare nell’acqua nera, e il mio primo pensiero, prima di ogni altro, è stato che mia madre mi avrebbe ammazzata. Così mi sono tuffata lì dentro, nel buco. Ho tirato su un gemello, l’ho gettato sul ghiaccio e mi sono tuffata di nuovo, tastando nel freddo e nel panico finché non ho trovato l’altro, intrappolato nel seggiolino”. E poi ha trascinato di peso entrambi a casa, urlando dalla fatica e dal freddo. “Mia mamma guarda la scena fradicia e dice soltanto: non sapevo che fossi una nuotatrice così brava”, tutto qui. Ha otto anni, e ciò che capisce in quel momento è che poche parole semplici possono trasformarti in un’eroina o ucciderti. Decide che vuole lavorare con le parole.