Il flusso migratorio nel canale di Sicilia non si ferma e Lampedusa torna a essere il terminale di una disperazione che viaggia su rotte diverse, tra la Tunisia e la Libia. Sono quarantuno i migranti approdati sull'isola nelle ultime ore, a seguito di tre distinti interventi di soccorso che hanno visto impegnate le motovedette dell'assetto Frontex e della guardia di finanza. Le carrette del mare, intercettate a poche miglia dalla costa, raccontano dinamiche di viaggio differenti, ma unite dallo stesso identico rischio.

A destare particolare attenzione tra gli investigatori è il ritrovamento di un barchino in vetroresina, a bordo del quale si trovavano nove cittadini di nazionalità tunisina. L'imbarcazione è stata individuata mentre galleggiava alla deriva, completamente priva di motore. Davanti ai soccorritori, i migranti hanno riferito di essere salpati dal porto tunisino di Sfax e di aver pagato una cifra complessiva di 4 mila euro per l'intera traversata. Nessuno dei passeggeri, tuttavia, ha saputo fornire dettagli o spiegazioni plausibili sulla sparizione del propulsore. Un silenzio che alimenta un forte sospetto tra le forze dell'ordine: non si esclude, infatti, l'ennesimo caso di "pirateria marittima", con i migranti derubati del motore in alto mare da parte di scafisti o bande criminali prima dell'arrivo dei soccorsi, una pratica tanto redditizia quanto spietata che lascia le imbarcazioni alla mercé delle correnti.