Il saluto ad Acerbi Quello tra Francesco Acerbi e l’Inter è stato un patto di fede. Qualcosa di puro e primitivo, come la preghiera del difensore prima del fischio d’inizio di ogni partita, quando si concede un momento per sé: braccia e sguardo verso l’alto, prima di rivolgere tutta la sua concentrazione sul campo. Ci ha messo poco, Acerbi, a prendersi il centro della difesa dell’Inter e conquistare la fiducia del popolo nerazzurro, a sigillare questo patto di fede: abbiamo imparato a capire che, con lui in campo, la punta avversaria avrebbe sofferto per novanta minuti. Abbiamo imparato a fidarci di lui, della sua capacità di vincere i duelli contro i migliori attaccanti in Serie A e in Champions League. Avremmo scoperto poi che la sua fede l’avrebbe spinto molto più in là, in zone di campo che propriamente non calpesta se non nei momenti giusti, nei momenti decisivi. Intelligente, Matteo, capace di vedere gli spazi vuoti in campo, capace di leggere gli avversari. È stato facile apprezzare la duttilità di Matteo Darmian, è stato facile ammirare la sua capacità di adattarsi senza batter ciglio e la sua costanza di rendimento in campo. Sono pochi i ruoli difensivi che non ha ricoperto dal giorno in cui è arrivato all’Inter sul tramonto dell’estate 2020: esterno a destra e a sinistra, braccetto, anche centrale in emergenza, sempre con lo stesso sguardo, sempre con la stessa voglia di dare il massimo. Caratteristiche che lo hanno reso ai nostri occhi l’amico su cui poter sempre contare, quello che non dice mai di no, quello a cui vuoi bene a prescindere, perché sai che è sempre lì. Il ragazzo che corre più degli altri, che non si tira mai indietro. Non ha sempre rubato l’occhio, Matteo Darmian, ma ha dato tutto quello che aveva per costruire sei anni di trionfi con l’Inter. 218 presenze, 13 gol, 13 assist, 3 Scudetti, 3 Coppe Italia, 3 Supercoppe Italiane. Un esempio di leadership, mentalità vincente, dedizione. Un legame profondo con la famiglia interista, che si è alzata in piedi nel giorno della festa Scudetto contro l’Hellas, quando il suo numero 36 è apparso sulla lavagna luminosa del quarto uomo. Un applauso lungo e toccante, un momento di amore vero, il giusto riconoscimento per anni di corse e sovrapposizioni, cross e inserimenti, duelli e chiusure, per aver onorato in ogni momento la maglia dell’Inter. Era commosso, Darmian, che si è battuto il petto salutando lo stadio, ed eravamo commossi anche noi per la fine di una lunga storia d’amore, di lealtà, di vittorie. Grazie, Matteo: è stato bellissimo vincere insieme!Ci siamo fidati di Stefan De Vrij, gli abbiamo affidato le chiavi del cantiere difensivo. Lui si è messo lì, mattone dopo mattone, stagione dopo stagione: solido, costante, imperturbabile. Elegante palla al piede, chirurgico nell’impostazione, imperioso negli stacchi di testa, potente negli uno contro uno. Ha preso spatola e malta, ha posizionato un blocco alla volta: davanti agli occhi avrà rivisto i muri tipici delle case di Rotterdam, dove è cresciuto e dove si è formato calcisticamente, dove ha imparato l’arte del difendere. Noi abbiamo ammirato il progetto che nasceva e prendeva forma: con il premio di Miglior Difensore della Serie A 2019/20, conquistato nella seconda stagione in nerazzurro, ci ha dimostrato che aveva posto delle fondamenta estremamente resistenti, con qualche meraviglioso affresco qua e là: sono 13 i gol segnati da De Vrij con l’Inter, tre dei quali arrivati nei derby contro il Milan. Il primo nel 2019, nel 2-3 del 17 marzo: una vittoria fondamentale nella corsa Champions. Il terzo nella sfida del 2 febbraio 2025, nella quale ha regalato all’Inter l’1-1 nei minuti di recupero. L’emozione più grande, forse, ce l’ha regalata con il secondo, quello nel derby vinto per 4-2 il 9 febbraio 2020. Un’incornata regale a sigillare la rimonta dell’Inter nel secondo tempo, da 0-2 a 3-2, festeggiata dal boato ruggente di San Siro. Ci è riuscito, Stefan, ha mantenuto la sua promessa: otto anni di legame con i colori nerazzurri, otto stagioni di lealtà, d’amore, di successi, in cui ha riempito la bacheca con tre Scudetti, tre Coppe Italia, tre Supercoppe Italiane, coronando una meravigliosa avventura da 296 presenze, 13 gol e 8 assist. Partita dopo partita, mattone dopo mattone, il muro è stato completato alla perfezione. Una colonna portante della storia recente, capace di trasmettere un senso di sicurezza già solo con l’annuncio: “Con il numero 6, Stefan De Vrij!” Grazie, Stefan: è stato bellissimo vincere insieme!