La pausa estiva di Mirafiori si allunga di una settimana e riapre il confronto sul futuro dello stabilimento. Stellantis ha comunicato una nuova fermata produttiva dal 27 al 31 luglio, che si aggiunge alle tre settimane di ferie già previste ad agosto. Alla base dello stop, secondo l'azienda, ci sono le difficoltà di alcuni fornitori nel garantire i componenti necessari alla produzione della Fiat 500 ibrida, ma per Fim e Fiom la sequenza delle fermate solleva interrogativi più ampi sulla tenuta produttiva e occupazionale del sito torinese. Cosa chiedono Fim e Fiom per il futuro di Mirafiori Per la Fim Cisl di Torino e Canavese, con Rocco Cutrì e Igor Albera, la motivazione legata alle forniture «convince solo parzialmente». Il sindacato evidenzia la contraddizione di impianti in grado di produrre ma più volte fermati e chiede un confronto con l'azienda sul futuro industriale di Mirafiori. Preoccupazione condivisa dalla Fiom. Il responsabile per Mirafiori Gianni Mannori sottolinea che «in un momento in cui si sarebbe dovuto essere al picco produttivo, con due sole settimane di ferie previste, questa situazione ci allarma». Il sindacato guarda soprattutto alle scadenze dei contratti dei lavoratori interinali e chiede a Stellantis e alle istituzioni di intervenire per garantire nuove produzioni e continuità occupazionale. Il confronto politico sulla reindustrializzazione dell'automotive Appelli ribaditi durante l'evento sull'automotive e la reindustrilizzazione dell'Italia organizzato nel pomeriggio dal Pd, ospite d'onore l'ex ministro del Lavoro Andrea Orlando. Qui il sindaco Stefano Lo Russo è secco verso il governo: «Deve mettere risorse, Torino ora è completamente fuori dall'agenda. Serve un appello corale tra le istituzioni, dobbiamo mettere giù tre punti per mantenere nella nostra città l'industria che c'è. O il tempo perso rischia di essere irrecuperabile». E ammette: «La Zes (Zona economica speciale, ndr) non è lo strumento migliore, ma meglio che niente. Quindi il Comune di Torino sostiene con convinzione la sua istituzione». In questo il primo cittadino si dice d'accordo con Giorgio Airaudo, leader regionale della Cgil, che incalza: «L'auto elettrica può essere un'occasione di innovazione, soprattutto a Torino e in Piemonte, costruendo condizioni di sistema che ad oggi non ci sono». E pungola il Pd: «Tutti i produttori europei stanno cercando i cinesi, non è in corso un'invasione. L'Europa deve entrare in campo e aprire questa discussione. Meloni ha annunciato più volte atti della Camera con produttori cinesi pronti a venire in Italia, qualcuno intende chiedergli dove sono finiti? Visto che ci si candida possibilmente a governare, ci si prenda le proprie responsabilità». Le proposte di Andrea Orlando sul futuro dell'automotive A rispondergli, in qualche modo, è lo stesso Andrea Orlando, che promette: «Faremo della reindustrializzazione del Paese, a partire dalla difesa dell'automotive, uno degli elementi caratterizzanti per la prossima sfida di governo. Una campagna elettorale che non affronta questo tema non tiene conto di ciò che sta avvenendo nel mondo. Dobbiamo chiedere garanzie più forti a Stellantis e pensare a quali possono essere gli altri player: a scegliere dev'essere il governo, non i produttori». E affronta un tema che, poche settimane fa, aveva diviso la città: «Trovo pericolosa e illusoria la strada della riconversione dell'industria dell'auto a industria della difesa: non solo perché credo che deve svolgersi all'interno di un disegno di un modello di difesa comune europea che oggi non c'è, ma anche perché sappiamo tutti che un investimento in questo settore rimane solo in parte minima nell'ambito europeo».