Sullo stesso argomento:
a
Tre nomi per raccontare l’ascesa di un egiziano dentro l’Isis. Haytham Abdel Hamid è il nome dei registri egiziani. Rashid al-Masri quello scelto dentro lo Stato Islamico. Fahmi al-Aswad il nome scritto sul passaporto falso con cui tentò la fuga. Tre identità per un solo uomo, oggi nelle mani delle autorità egiziane, che davanti alle telecamere del canale documentaristico AlWathaeqya ricostruisce il passaggio da studente di Medicina, poi laureato in Economia e Scienze politiche, a emiro delle frontiere di Daesh. L’intervista risale al 2023. Ma a pochi giorni da un nuovo raid Usa contro un leader Isis nel nord-ovest della Siria, vicino al confine turco, torna attuale la testimonianza dell’ex emiro di Daesh che proprio delle frontiere siriano-turche era diventato responsabile. Il percorso comincia negli ambienti del cosiddetto salafismo scientifico, quello che Rashid descrive come adesione alla Sunna e ai primi tre secoli dell’Islam, i salaf, senza passaggio necessario alla lotta armata. «Non è necessario che ogni salafita scientifico diventi salafita jihadista - dice -. Certamente è la quota maggiore. La quota proveniente dai Fratelli Musulmani è inferiore a quella del salafismo scientifico». In quella zona grigia entrano anche ultras, socialisti rivoluzionari, giovani attratti non solo dall’idea, ma dalla forza dell’idea quando sembra vincente.






