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Massimiliano Nerozzi

Con Messi l'Argentina diventa primo marchio calcistico al mondo davanti alla Fa inglese («Già la maglia era storica, con lui è un brand globale»: gli sponsor della Federazione passano da 6 a 120, portando 130 milioni di fatturato

DAL NOSTRO INVIATOMIAMI — All’incrocio tra la 128esima Nord Ovest e la 28esima strada, la facciona di Leo Messi ti sorride dalla parete di un edificio di sei piani, per venti metri di larghezza, nel cuore del Wynwood Arts District di Miami, mentre i tifosi di ogni fede fanno la fila davanti alla sua statua dentro al Fan store dell’Inter Miami, all’interno del NU Stadium, la nuova casa del club, appena costruita al Freedom Park, a due passi dall’aeroporto. Arena che ha già intitolato un settore al numero dieci, il Leo Messi Stand. L’unico a essere (ancora) giocatore e (già) monumento.

El conquistador, pure nella terra di football americano, basket e baseball. Da Emilio Ramirez, 34 anni, che è volato dalla California a Kansas City solo per vedere il debutto dell’Argentina — «tifo per loro da quando, adolescente, vidi Messi giocare» — a Carlos, origini cubane, 54 anni, da 20 in Florida, che guida il suo Uber con la maglietta del diez: «Qui è come essere in Sudamerica». Sulla Main Road di Kansas e nei dintorni del Dallas Stadium, in Texas, c’erano le stesse scene: maglie dell’Argentina, e di Leo, come fossero avenidas. Pensare che dieci anni fa il settore commerciale e marketing della Federcalcio argentina (Afa) era sull’orlo del fallimento. Giudizio degli analisti: «Ora sta allo stesso tavolo dell’Nba».