Una decina d’anni fa, quando in Salento scoppiò l’emergenza la Xylella, gli artisti pugliesi erano in prima linea. Tutti molto impegnati socialmente, nel senso dei social network, con l’hashtag #difendiamogliulivi: volevano bloccare il piano di estirpazione delle piante infette, approvato dall’Unione europea, nella convinzione che la Xylella fosse innocua e gli alberi si potessero “curare”. Al Bano, Caparezza, i Negramaro, Emma Marrone, i Sud Sound System, i Boomdabash, Ennio Capasa, Alessandra Amoroso... si arruolarono in un esercito di guardie del corpo degli ulivi, convocato dallo scrittore Pino Aprile. Ora che il bilancio è di 21 milioni di alberi disseccati sono tutti spariti.A preoccuparsi è rimasta solo Helen Mirren, l’attrice premio Oscar per “The Queen”, che una decina d’anni fa ha fondato l’associazione “Save the olives” e da allora raccoglie fondi per finanziare sperimentazioni scientifiche. Nel 2015, quando alcuni ricercatori del Cnr scoprirono questo batterio da quarantena arrivato probabilmente dal Centro America, in Salento scoppiò una psicosi collettiva che, esattamente come un’epidemia, contagiò i vip, la politica e la magistratura. Il cantante dei Sud Sound System Nandu Popu e la comica Sabina Guzzanti, insieme a un militante del M5s che ora è vice presidente della Puglia (Cristian Casili), lanciarono una teoria del complotto: una multinazionale, la Monsanto, attraverso una società che si chiama Alellyx (l’anagramma di Xylella) avrebbe creato in laboratorio questo batterio (in realtà innocuo) e con la complicità di alcuni ricercatori locali avrebbe contagiato gli ulivi salentini per farli estirpare e sostituire con ulivi ogm già pronti in Israele resistenti al suo batterio. Un delirio, insomma. Però in larga parte condiviso dalla procura di Lecce che arrivò a mettere sotto inchiesta i ricercatori del Cnr che avevano scoperto la Xylella, accusandoli di diffusione di malattia: gli scienziati erano ritenuti degli untori. Tutto poi si è concluso, dopo dieci anni, con una serie di archiviazioni.Nel frattempo, la teoria del complotto mobilitò tutti i Vip pugliesi per fermare, con gli hashtag e il loro corpo, questa cospirazione. Nacquero così le “guardie del corpo degli ulivi”, per proteggere ogni singolo albero pugliese dalle losche speculazioni delle multinazionali. Dopo i social arrivarono “Le Iene”: la Xylella “si può curare”, dicevano. “La Puglia senza ulivi è come il Vaticano senza la Cappella Sistina – diceva il generale Al Bano –. Dobbiamo cercare la strada di salvarli tutti”. Caparezza, che si era reclutato come “sentinella degli ulivi”, spiegava che “l’albero di ulivo è esattamente come un parente, quando si ammala un parente la prima cosa che pensi è salvarlo non abbatterlo”. Ecco, ora che sono morti 21 milioni di parenti e la Cappella Sistina pugliese è crollata, l’esercito di bodyguard vip si è sciolto. In campo è rimasta, però, Helen Mirren. L’attrice inglese, che insieme al marito regista anch’egli premio Oscar Taylor Hackford ha una masseria a Tiggiano, si è chiesta cosa potesse fare concretamente per gli ulivi e per la Puglia. E così nel 2017 ha fondato, insieme ad amici e imprenditori locali tra cui l’ex manager milanese Patrizio Ziggiotti, l’associazione “Save the olives” scegliendo un approccio completamente diverso. Da un lato l’associazione punta sulla ricerca scientifica, collaborando proprio con gli scienziati del Cnr accusati di essere untori; dall’altro è organizzata per raccogliere risorse a livello internazionale grazie anche alla visibilità di Helen Mirren, che parla ovunque dell’emergenza pugliese (solo un paio di mesi fa ha raccontato la sua missione per salvare gli ulivi dalla Xylella in un’intervista al Times di Londra).Con le risorse raccolte, Save the Olives ha finanziato la costruzione di una “screen house”, una specie di serra isolata da insetti dove il Cnr e l’imprenditore agricolo Giovanni Melcarne sperimentano varietà resistenti alla Xylella. La seconda linea di lavoro, che è quella che sta più a cuore alla Mirren, è salvare gli ulivi monumentali della Valle d’Itria, alberi millenari che sono un vero patrimonio storico oltre che paesaggistico: gli ulivi monumentali non vengono salvati abbracciandoli, ma attraverso tecniche di innesto precoce con varietà come il leccino resistenti al batterio. L’ultimo progetto è l’inaugurazione a Ugento pochi giorni fa di un campo sperimentale – dove Mirren ha piantato il primo ulivo – di oltre 5 ettari, sotto la responsabilità scientifica della dott.ssa Maria Saponari del Cnr, che punta al miglioramento genetico per ottenere piante resistenti attraverso incroci con altre varietà tipiche per avere anche in futuro un olio pugliese di qualità. Un metodo che richiede impegno, sacrificio e costanza nel tempo, ma che dura molto di più di un hashtag sui social network. Gli artisti pugliesi che nel frattempo si sono dileguati insieme agli alberi disseccati, potrebbero mettersi a disposizione del progetto di Mirren per adottare gli ulivi pugliesi del futuro.
La gran lezione di Helen Mirren ai complottisti vip della Xylella
Il premio Oscar insegna agli artisti pugliesi che credettero alle teorie di cospirazione (come Alessandra Amoroso, i Negramaro, Al Bano, Caparezza, Emma Marrone) perché conviene puntare sulla scienza per salvare gli ulivi: il progetto "Save the Olives"






