Molte delle nostre abitudini ci fanno sentire in colpa tutte le volte che le ripetiamo. Su tutte, usare le cialde del caffè ci lascia sempre perplessi sul destino di quel prodotto nell’ambiente. Le aziende sono coscienti e iniziano a farsene carico. Sembra si sia creato un filo invisibile, ma solido, che lega le abitudini di consumo quotidiano ai destini della terra e delle comunità più vulnerabili. È un esempio virtuoso che arriva da Milano, da Cascina Biblioteca per esattezza, dove Nespresso ha annunciato il lancio del primo ortofrutteto sociale diffuso d’Italia. Si tratta di un progetto nato direttamente dal recupero e dal compostaggio del caffè esausto delle capsule in alluminio, capace di trasformare un potenziale rifiuto in una risorsa agronomica e sociale tangibile, ramificata in sette regioni del Paese

L’iniziativa si inserisce nella più ampia Campagna Ortofrutteto Solidale Diffuso, promossa da Legambiente e AzzeroCO₂, e rappresenta l’evoluzione strutturale di un percorso di economia circolare che Nespresso porta avanti da oltre quindici anni con il programma “Da Chicco a Chicco”. Se fino a oggi il recupero dei residui di caffè era destinato prevalentemente al supporto della coltivazione risicola piemontese – con oltre otto milioni di porzioni di riso donate ai banchi alimentari dal 2011 – la nuova fase, denominata “Un chicco alla volta”, insieme, sceglie di sposare in modo diretto il modello della multifunzionalità agricola e dell’inclusione sociale