Dalle analisi dei Ris sul cuscino utilizzato per soffocare Alessandro Venier, ucciso e fatto a pezzi a Gemona del Friuli, sarebbero emerse solo tracce di Dna del 35enne e della compagna, ma non della madre. Le difese danno letture opposte. Il processo inizierà il 20 luglio.

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Proseguono gli accertamenti sull'omicidio di Alessandro Venier, soffocato e fatto a pezzi lo scorso luglio nella sua abitazione di Gemona del Friuli (Udine). A ucciderlo sarebbero state la madre, Lorena Venier, e la compagna Mailyn Castro Monsalvo: le due donne sono state rinviate a giudizio e il processo prenderà il via il 20 luglio prossimo davanti alla Corte d'Assise di Udine.

Stando a quanto emerso dalle analisi dei Ris di Parma, sulla federa del cuscino ritenuto dagli inquirenti il mezzo con cui sarebbe stato soffocato Venier sarebbero emerse tracce di Dna riconducibili alla vittima e alla compagna, mentre non sono emersi profili genetici attribuibili alla mamma della vittima. Secondo la difesa di Lorena Venier, assistita da Alice e Paolo Bevilacqua, l'esito degli esami confermerebbe la versione fornita dalla donna, secondo cui sarebbe stata soltanto la nuora a utilizzare il cuscino durante il soffocamento.