La politica monetaria torna alle origini. O forse no. Negli ultimi tre lustri le banche centrali hanno navigato mari inesplorati. Ora la rotta cambia. «Un ritorno alle origini non significa un ritorno a un passato idealizzato, se mai esiste una cosa del genere nella politica monetaria». Christine Lagarde apre lo ECB Forum di Sintra tracciando il nuovo corso della Banca centrale europea (Bce) in un mondo dominato dalle incognite geopolitiche. «Negli ultimi 15 anni, l’area dell’euro ha affrontato un ambiente di pressioni straordinarie che ha richiesto risposte non convenzionali». Il passaggio epocale segna la fine delle misure straordinarie. I tassi d’interesse tornano sovrani, mentre diventano superflue le indicazioni prospettiche, ovvero la forward guidance, in virtù del quadro d’indirizzo, cioè la framework guidance. «Il mondo di oggi pone sfide che ci richiedono di applicare quelle basi in modi nuovi e di innovare dove i nostri quadri esistenti non sono sufficienti». L’analisi della presidente parte da un mutamento strutturale innegabile. I tassi di interesse si sono allontanati dal limite inferiore effettivo, spinti da tendenze profonde come l'aumento della spesa per la difesa. E gli shock attuali colpiscono il lato dell’offerta, come dimostra la crisi in Medio Oriente. Con la conseguenza che la tensione globale plasma l’economia reale. «Affrontiamo un ambiente geopolitico carico in cui la frequenza dei grandi shock sembra essere in aumento», avverte la numero uno dell’Eurotower dal Penha Longa Hotel, di fronte ai banchieri centrali di tutto il mondo, compreso il neo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh. «E questi shock stanno anche assumendo nuove forme: l’accesso al mercato, le forniture energetiche e i minerali critici vengono sempre più usati come armi», ricorda Lagarde. L’imposizione di dazi statunitensi ha visto un apprezzamento dell’euro e una mancata ritorsione europea, privilegiando il legame con Washington rispetto al commercio. Ma oggi la volatilità regna suprema, mette in luce Lagarde. «La guerra in Medio Oriente è un caso emblematico», con prezzi del greggio capaci di impennarsi a 120 dollari per poi crollare a 73 in virtù di fragili tregue. A fronte di queste intemperie, il Vecchio Continente ha mostrato una solidità inedita. «Mentre è più probabile che affrontiamo shock che spingono l’inflazione lontano dall’obiettivo, la resilienza che l’Europa ha costruito significa che i loro effetti sulla nostra economia sono più contenuti», spiega la banchiera centrale francese.