La morte del 14enne Salvatore Giordano non ci ha insegnato niente
Andrea Aversa
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Siamo in vico della Quercia a Napoli, centro storico della città. È la tarda serata di giovedì 25 giugno. All’improvviso un rumore fragoroso. Da un cornicione crollano dei calcinacci. L’episodio ha preoccupato residenti e gestori dei locali presenti nella via. Per fortuna nessun passante è stato colpito dalle pietre. Del resto questa piccola stradina del capoluogo campano, con la vicina via Cisterna dell’Olio, durante la settimana dopo le 22, è poco frequentata, quasi deserta. I motivi sono due: il caldo che porta cittadini e turisti verso le zone vicine al mare ma soprattutto l’ordinanza ‘movidicida’ (o meglio ‘localicida’) approvata dal Comune. L’amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Manfredi a inizio giugno ha infatti vietato fino ad ottobre il consumo in piedi di bevande all’esterno dei bar. La misura, già prevista per alcune zone comprese tra le piazze Bellini e San Domenico Maggiore, è stata estesa anche in questa piccola parte del centro antico e anche al noto quadrilatero dei ‘Baretti’ di Chiaia.
Un provvedimento discriminante preso come risposta alla sentenza del Tribunale che mesi fa ha condannato Palazzo San Giacomo a risarcire un gruppo di cittadini. Il comitato di residenti, infatti, aveva denunciato il Comune, ritenuto colpevole di non aver preso provvedimenti contro l’inquinamento acustico delle strade e dalle piazze della città e che avrebbe rovinando serenità e tranquillità degli abitanti. I giudici hanno sanzionato l’amministrazione poiché ritenuta incapace di tutelare i cittadini. Quale è stata la risposta del Comune? Emanare ordinanze restrittive per chi fa impresa, tra chiusure e divieti per dare una stretta a chi svolge attività imprenditoriali che danno lavoro a molti dipendenti e servizi per cittadini e turisti. Se i residenti gioiscono, gli esercenti piangono. Infatti queste ordinanze non fanno altro che far crollare i fatturati e rischiare la chiusura. Inoltre il fenomeno favorisce gli abusivi e fa crollare la sicurezza.








