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C'è un silenzio assordante questa mattina a Torre Faro. Un silenzio che però viene spezzato dalla rabbia. La morte della giovanissima Giulia Scimone, travolta ieri sera da una moto a Torre Faro, sbalzata per circa dieci metri e rimasta esanime sull'asfalto, ha fatto levare l'indignazione di molti residenti della zona che da tempo segnalavano la pericolosità di quanto avviene in via Circuito e nella zona del lungomare, soprattutto nelle ore notturne. Tra gare di moto e auto, e tappeti di bottiglie sulla strada...

«Ogni sera, fino alle 4 del mattino, passano centinaia di motorini e macchinine. Questo purtroppo era un dramma quasi annunciato. Da fine maggio denunciamo la situazione – spiegano due residenti di via Circuito, a pochi passi da dove è accaduta la tragedia, che sono anche genitori di coetanei di Giulia - ma nessuno interviene, più volte ci hanno detto che non c'erano pattuglie, ma noi vediamo quotidianamente diverse coppie di vigili che girano la mattina, poi la sera e la notte quando servirebbe davvero, il nulla, non c'è personale”.

“Ai miei figli ho proibito di passare da là, ho il terrore io quando torno dal lavoro: mi sorpassano, impennano, e la situazione è peggiorata moltissimo rispetto allo scorso anno. E nonostante i residenti della zona segnalano ogni sera quello che succede, nessuno che controlla e che cerca di fare da deterrente a tragedie come questa», racconta un papà.Ancora più duro lo sfogo di un'altra madre: «Da un mese denunciamo questa situazione. Davanti al Peloro Games si radunano decine di ragazzi, la strada adesso è ancora più stretta, c'è la pista ciclabile, le auto sono in doppia e tripla fila e, soprattutto, si corre come in un circuito. Ormai da un mese chi abita qui commentava ogni sera che prima o poi sarebbe successo qualcosa e purtroppo è successo».Qualcuno racconta anche che ieri sera più volte dei coetanei avevano già ammonito proprio chi si rendeva protagonista di manovre “azzardate”. E tra i residenti prevalgono dolore e amarezza anche perché sono in molti a conoscere i familiari di Giulia, titolari di una nota pizzeria della zona: «Siamo straziati e distrutti per questa famiglia. Giulia oggi non c'è più, nessuno potrà restituirla all'abbraccio dei genitori, ma adesso più che mai, c'è il dovere che quanto accaduto non si ripeta mai più e che si eviti che un'altra famiglia debba vivere un simile dolore. Questa zona deve essere presidiata, ma non per un paio di settimane, e poi quando si spengono i riflettori tutto torna come prima. Da fine maggio a fine settembre, quando tutto si sposta qua, non ci si può voltare dall'altra parte e fare finta che sia come d'inverno. I ragazzi hanno diritto a divertirsi e a vivere la loro estate, ma che nessuno di loro rischi la vita».