PORDENONE In pensione da sei anni, quando calcolo per i contributi e tfr sono ormai un lontano ricordo. Poi la brutta sorpresa: una lettera dell'Agenzia delle entrate con la richiesta di pagamento di 631,59 euro. È accaduto dieci giorni fa a una 70enne pordenonese, ex insegnante dell'infanzia, che si è vista recapitare un avviso del fisco in cui le veniva comunicata l'irregolarità. «Gentile contribuente - si legge nella missiva - dai dati a nostra disposizione risulta che nel corso del 2022, lei ha ricevuto delle somme a titolo di tfr, indennità equipollenti o altro. Queste particolari tipologie di reddito sono soggette, nel nostro sistema fiscale, a un trattamento agevolato detto tassazione separata. In sostanza, gli importi percepiti non si sommano con gli altri redditi prodotti nell'anno a meno che il cumulo non risulti più conveniente per il contribuente».
E dopo l'introduzione, la parte "clou": «Da un punto di vista pratico, al momento dell'erogazione il reddito è soggetto a una prima tassazione provvisoria effettuata dal datore di lavoro, cui segue il conteggio conclusivo da parte dell'Agenzia delle entrate. Dal nostro calcolo definitivo risulta che lei deve ancora versare 631,59 euro. Ovviamente abbiamo tenuto conto delle ritenute già effettuate dal datore di lavoro». Dunque, a sei anni dalla pensione l'ex maestra d'infanzia dovrà sborsare 631,59 euro per sanare la sua posizione con il fisco.Il secondo episodio Ma non è l'unico caso. Un'altra ex insegnante di Travesio, andata in pensione nello stesso anno, ha ricevuto una richiesta di 400 euro. Il motivo sempre lo stesso. «È inaccettabile - afferma Giuseppe Mancaniello, segretario generale della Flc Cgil di Pordenone -. Dopo anni che un docente ha terminato il lavoro, si vede recapitare una richiesta del genere. Tra l'altro con un documento di difficile comprensione, in sostanza gli insegnanti devono fidarsi o pagare un commercialista per farselo spiegare. Noi come Flc Cgil abbiamo ricevuto 6-7 segnalazioni. L'Agenzia delle entrate faccia subito i controlli, al momento della quiescenza, non dopo anni». Mancaniello spiega anche da dove deriva la somma da saldare. «Quando pagano il tfr, lo elargiscono netto, trattenendo la tassazione. Ma il calcolo è provvisorio e così arrivano le lettere. Non si tratta di pochi soldi - continua il sindacalista - su una pensione da insegnante sborsare all'improvviso oltre 400-600 euro non è cosa da poco. Le docenti hanno la possibilità di rateizzare ma con gli interessi al 3,5 per cento. Più, a quel punto, il costo dei bollettini postali, oltre due euro l'uno». Un insegnante a fine carriera può arrivare a guadagnare tra i 1.800 e i duemila euro. «Non si rendono conto - conclude Mancaniello - che ci possono essere delle persone sole o in difficoltà, impossibilitate a pagare quelle cifre o anche somme più alte. A chi si è rivolto a noi ho consigliato di pagare subito per evitare gli interessi. Ma chiediamo all'Agenzia delle entrate che si facciano i calcoli in tempi brevi».






