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«L’hanno picchiata, violentata, uccisa con due coltellate, fatta a pezzi in maniera chirurgica, scuoiata, privata di entrambi i seni, decapitata, dissanguata, lavata con la candeggina e abbandonata in due trolley», con queste parole Alessandra Verni, madre di Pamela Mastropietro, ha raccontato l’orrore che le ha strappato la figlia di 18 anni, il 30 gennaio del 2018 a Macerata, per mano di Innocent Oseghale, immigrato nigeriano già destinatario di un ordine di espulsione.

Invitata al convegno sulla giustizia riparativa a Parma, organizzato dalla Regione Emilia-Romagna a dal Garante regionale dei detenuti, la donna ha pronunciato un intervento durissimo, consegnando una testimonianza senza filtri contro un sistema giudiziario che, a suo avviso, tutela eccessivamente i carnefici mentre dimentica le vittime.

Alessandra Verni ha criticato apertamente la giustizia riparativa, introdotta e regolamentata dalla Riforma Cartabia, la retorica in merito alla corresponsabilità sociale e i benefici carcerari concessi anche a chi non collabora effettivamente con la giustizia. Ha denunciato altresì l’omertà dell’assassino di sua figlia e le falle istituzionali che hanno permesso un delitto così atroce. «Il colloquio in carcere con Oseghale del 7 marzo 2025 non è stato l’inizio di un sincero percorso di ravvedimento, ma solo un calcolo di convenienza per ottenere benefici carcerari», ha tuonato durante il convegno, affermando che il carnefice di sua figlia non si è mai realmente pentito.