È morto Vincenzo Argento, uno degli ultimi grandi maestri costruttori di pupi, uno di quei pupari che hanno dedicato l’intera vita a un’arte antica. A ottobre avrebbe compiuto 88 anni. Non amo partecipare ai funerali. Eppure quel giorno sentivo che dovevo esserci.Dopo avere abbracciato i familiari, mi avvicinai alla bara. Vincenzo era disteso sulla bara davanti al palcoscenico del suo teatrino. Con il sipario alzato, Carlo Magno e i suoi paladini sembravano vegliare su di lui, quasi fossero venuti a rendere omaggio a colui che, per una vita intera, aveva dato loro vita, voce e movimento.L’emozione mi serrò la gola. Per un attimo dimenticai di trovarmi in una camera ardente e mi ritrovai a parlargli come avevo sempre fatto. Fu allora che sua figlia, con un sorriso velato di lacrime, mi disse: «Papà ti sta ascoltando».La mattina seguente, durante la messa celebrata da Monsignor Filippo Sarullo e Don Luciano Fricano, i sacerdoti ricordarono che la città perdeva un autentico bene culturale. La mia mente tornò alla bottega dove andavo a trovarlo.Vincenzo parlava volentieri della sua infanzia e del nonno, don Cecè, che nel 1893 aveva aperto il teatrino di corso Scinà. Ad ascoltarci c’era sempre Teresa, sua moglie, che lo seguiva nel laboratorio con discrezione, condividendo ogni fase del lavoro. La vedevo osservare con orgoglio la nascita di un paladino o di un saraceno. Ricordavo le nostre conversazioni.«Ho cominciato a prendere in mano questi pupi quando avevo sette anni, appena finita la guerra - raccontava -. Mio nonno non l’ho quasi mai visto lavorare: era già paralizzato a una gamba.Ricordo soltanto una piccola recita. Lui dava la voce ai personaggi che mio padre muoveva». Il nonno aveva imparato il mestiere dai Pernice, un’antica famiglia di opranti dell’Ottocento, e gli Argento avevano introdotto piccole innovazioni. Una volta gli chiesi perché i ferri dei loro pupi fossero più lunghi.«Li aveva allungati mio padre - mi spiegò - così, quando i pupi si inginocchiano davanti ad un angelo, le mani del puparo restano nascoste dietro il cieletto.» Erano dettagli che rivelavano quanto studio e quanta passione si nascondessero dietro ogni spettacolo.La bottega di corso Vittorio Emanuele apriva prestissimo. Vincenzo e Teresa lavoravano insieme dieci, dodici ore al giorno.
Mimmo Cuticchio e il suo ricordo di mastro Vicè, il puparo Vincenzo Argento: monumento della cultura
L'addio e il ricordo del grande maestro mort a 87 anni. Aveva cominciato da bambino nel Dopoguerra nella bottega del nonno. Una passione familiare trasmessa ai figli






