BRUXELLES - Lo "spirito di Anchorage" è morto. Così il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, chiude alla proposta russa di ripartire da quanto discusso nei colloqui dello scorso Ferragosto nella città dell'Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin. In quel vertice Mosca sostiene di aver ottenuto l'assenso di Washington sul congelamento della linea del fronte, sul ritiro delle forze ucraine dalla parte del Donbass ancora sotto il controllo di Kiev e sul riconoscimento, almeno di fatto, del controllo russo sui territori occupati.
Il Cremlino vorrebbe ripartire da lì, oppure dai colloqui di Instabul del 2022, ma per la Casa Bianca il piano di Anchorage non fu mai concordato, e non ottenne il favore di Kiev e dei suoi alleati europei. A distanza di un anno, "se lo spirito di Anchorage è mai esistito, ora è certamente morto", ha sentenziato Sybiha, ricordando come anche il segretario di Stato statunitense Marco Rubio abbia escluso l'esistenza di accordi conclusi in Alaska. Per Washington si è trattato solo di proposte negoziali, mai tradotte in accordi scritti. E secondo il capo della diplomazia ucraina, "qualsiasi piano di pace elaborato senza l'Ucraina è destinato a svanire".
Nel frattempo, sarebbe lo stesso Trump ad aver accantonato l'idea di risolvere il conflitto alla svelta e senza il consenso europeo. Anzi, secondo Axios, il presidente Usa avrebbe manifestato con gli altri leader del G7 un atteggiamento più critico nei confronti di Putin, arrivando a ventilare la possibilità di abbandonare proprio le cosiddette "intese di Anchorage". In quell'occasione, stando ad alcune fonti, il tycoon avrebbe parlato della necessità di aumentare la pressione su Mosca, mostrandosi "scettico su tutto ciò che riguarda Putin".






