Ogni anno, puntualmente, l’assegnazione della Bandiera Blu scatena un copione già visto: c’è chi esulta e chi, nascosto dietro una tastiera, liquida tutto con sarcasmo, insinuando che il riconoscimento sia frutto di favori o, peggio, di denaro.
Realtà molto meno comoda
La realtà è molto meno comoda per chi ama i giudizi facili. La Bandiera Blu non si compra. Se fosse così, i comuni più ricchi d’Italia l’avrebbero conquistata tutti da tempo. Invece viene assegnata sulla base di criteri rigorosi e verificabili: qualità delle acque di balneazione, servizi, raccolta differenziata, depurazione, sicurezza, accessibilità, educazione ambientale e gestione sostenibile del territorio. E proprio sulla qualità del mare si misura il livello di disinformazione di molti commentatori. Parlano di acque sporche senza sapere come funzionino i controlli, ignorano il ruolo dell’ARPACAL e non consultano nemmeno i dati ufficiali, pubblici e accessibili a chiunque. È molto più semplice affidarsi ai luoghi comuni che ai fatti. Falerna merita un ragionamento più serio. Chi conosce la storia del Tirreno calabrese sa che negli anni Settanta e Ottanta rappresentava uno dei poli turistici più importanti della costa. Alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari e la mitica Happy Days, dove si esibirono artisti come Vasco Rossi, Gianna Nannini, Loredana Bertè, Gianni Morandi e Franco Califano, raccontano una stagione di grande vitalità.








